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Vi cambierebbe la vita sapere, con certezza, di essere discendenti di Leonardo da Vinci? Probabilmente no però sarebbe quantomeno curioso poter vantare un simile antenato. Ora si apprende che sono almeno 14 i discendenti viventi del genio toscano. Sono stati individuati da un gruppo di scienziati del J. Craig Venter Institute di La Jolla (California) e dell’Università di Firenze. I risultati della loro indagine sono stati pubblicati sulla rivista Human Evolution (Pontecorboli Editore).

Guidato da Alessandro Vezzosi e Agnese Sabato, il gruppo di scienziati ha ricostruito la linea genetica di Leonardo da Vinci, riuscendo a individuare un albero genealogico che abbraccia 21 generazioni per un totale di 690 anni. Il capostipite risale al 1331, Michele da Vinci, mentre il pronipote Leonardo, nato nel 1452, rappresenta la sesta generazione. Ad oggi i rami che sono stati identificati sono cinque. I discendenti trovati, spiega Vezzosi, “hanno un’età compresa tra 1 e 85 anni, vivono non proprio a Vinci, ma in comuni limitrofi fino alla Versilia e fanno mestieri comuni, come l’impiegato, il geometra, l’artigiano”.

Al di là della legittima curiosità a che può servire una ricerca del genere? Va a colmare alcune lacune esistenti e migliora le conoscenze sulla discendenza del genio italiano. I cinque rami della famiglia sono tracciati dal padre di Leonardo, ser Piero (V generazione), e dal fratellastro Domenico (VI). A partire dalla quindicesima generazione sono stati raccolti dati su oltre 225 individui più direttamente connessi con la discendenza diretta.

L’attenzione degli studiosi si è concentrata sul cromosoma Y, questo trasmesso ai discendenti maschi, che rimane quasi invariato per 25 generazioni. Confrontare il cromosoma dei discendenti maschi viventi con quello dei loro antenati nei siti di sepoltura antichi e moderni può permettere di verificare sia la linea familiare ininterrotta sia individuare il marcatore del cromosoma Y di Leonardo. Se si riuscisse a individuare il Dna di Leonardo potrebbero essere fatti degli studi importanti sul genio toscano, a partire da alcune informazioni sulla sua prestanza fisica, la salute ed eventuali malattie ereditarie, magari riuscendo a trarre altre informazioni utili. “Il confronto dei dati biologici – chiarisce il professore Vezzosi – potrebbe inoltre servire a verificare l’autenticità di altri reperti e materiali, aprendo così le prime connessioni tra biologia e arte”.

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