Questo sito contribuisce all'audience de

Da Monterinaldi il Chianti Classico è un’esperienza anzitutto da vivere…

Giovanni Caldara

È “Lento con fuoco” il cammino impresso a una delle belle e numerose esperienze che si offrono all’enoturista che varca la soglia del Castello di Monterinaldi, azienda vinicola nel cuore del Chianti Classico a Radda in Chianti (SI). Ed è nome quantomai appropriato, questo delle iniziative legate al tema del procedere adagio, perché tra le eleganti sale della villa ottocentesca, fino al 2009 dimora della famiglia Ciampi proprietaria della maison e da allora aperta alla fruizione turistica, il tempo rallenta e si fa come sospeso, sebbene le ore, qui, si concentrino in fatto d’intensità. E ciò a dispetto della simpatica lepre che occhieggia dal profumato “The purple turtle”, uno dei vini della casa (a base di Sangiovese e Merlot) con cui inizia il pranzo al cuore del nostro percorso che sarà all’insegna dei prodotti buoni della cucina toscana preparati con perizia dalla signora Margherita Leo. Se lesta e veloce è la lepre che si leva dai calici, da
Monterinaldi l’animale per antonomasia è però l’assai più lenta (e saggia) tartaruga, che identifica la casa su ogni etichetta.

Animale che simboleggia la tenacia, la forza, ma soprattutto la longevità, «la tartaruga in fatto di strade – dicono quaggiù – ne sa più delle lepri». E del resto la storia di Monterinaldi affonda le radici nella notte dei tempi: ve n’è testimonianza in un documento che risale al dicembre del 1010 e che nomina un certo conte Gottifredo (celebrato oggi in uno dei suoi vini) signore di queste terre. Più appresso a noi, la tartaruga rappresenta il lungo percorso svolto dall’azienda nel campo della produzione del vino, dall’acquisto nel 1961 da parte della famiglia Ciampi: dalla prima annata prodotta nel 1967 ai quasi 50 anni in cui l’azienda è operativa ma silente perché il vino qui vinificato viene da sempre venduto alle case più blasonate così da migliorarne le loro selezioni.

“Il marchio Monterinaldi invece – racconta con passione Fabrizio Benedetti, responsabile commerciale nonché grande appassionato di vino – ha una decina d’anni e dunque è abbastanza recente. Dal 2018 siamo certificati biologico. Cinquantacinque sono gli ettari dei nostri 18 vigneti, tutti attorno all’azienda proprio come un grande carapace. Al centro è ovviamente il Sangiovese con l’obiettivo di dar vita a un Chianti Classico nella veste più tradizionale. Senza rinunciare, tuttavia, alle sperimentazioni che amiamo. Con la regia dell’enologo (che è anche l’agronomo) Mauro Bennati stiamo sperimentando la ceramica, l’anfora in terracotta, l’uovo non vetrificato. Continuiamo a vendere i due terzi del vino da noi vinificato. Con l’etichetta Monterinaldi produciamo attualmente 95mila bottiglie. Tra questi le tre tipologie di Chianti Classico: d’annata, riserva, e quel “Vigneto Boscone” che potrebbe essere una Gran Selezione, categoria su cui comunque stiamo lavorando, e poi un Supertuscan come il Pesanella”.

È bello raccontare di un’azienda dalla grande esperienza come Monterinaldi che si lascia avvicinare dal visitatore curioso anche in una maniera nient’affatto banale come con l’iniziativa “Mon Monterinaldi” con cui l’enoturista darà vita alla propria cuvée privata. Nella suggestiva piccionaia, nel parco accanto alla villa, si comincia dall’assaggio di 5 vini in purezza (Sangiovese, Gamay, Syrah, Cabernet-Sauvignon, Merlot) prelevati direttamente dai loro tini. Grazie all’aiuto dell’enologo ci si concentra sulle qualità organolettiche di ciascun vino. Quindi si sperimentano (e provano) i vari tagli per dar vita infine alla cuvée preferita: che verrà imbottigliata, affinata in bottiglia in cantina per un mese, quindi inviata a casa dopo che il cliente avrà personalizzato l’etichetta del proprio vino. Un’esperienza (della durata di circa 4 ore che per due persone ha un costo di 600€ e prevede 12 bottiglie) che accorcia le distanze con un mondo, quello del vino, che è affascinante, certo complesso ma che chiede di essere accostato con passione piuttosto che adorato con gelida devozione.

Giovanni Caldara

 

Write A Comment