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Luca Bocci

Si alzano le temperature, l’estate è dietro l’angolo e, regolari come un cronometro svizzero, ecco che ripartono le polemiche sulla “strada dei dannati”, la ferita sanguinolenta che spacca in due il Valdarno. L’inchiesta sulla FI-PI-LI pubblicata oggi sulla Nazione non fa altro che riproporre in altri termini quello che avevamo provato a raccontare qualche giorno fa, ovvero come quella che era stata vista da tutti noi come la panacea di tutti i mali legati al traffico si sia rivelata più fonte di ulteriori problemi che di soluzioni. Il racconto dell’amico Carlo Baroni del suo viaggio andata e ritorno lungo la problematica arteria è un’occasione per sentire alcuni dei sindaci dei comuni dove esistono le strozzature più pericolose, ovvero gli svincoli di Montopoli e Pontedera-Ponsacco, troppo stretti per non causare interminabili file ogni cinque minuti. Il sindaco di Montopoli Val d’Arno Giovanni Capecchi protesta per la mancanza di risposte al progetto presentato dal comune più di un anno fa per spostare lo svincolo e risolvere una volta per tutte uno dei peggiori colli di bottiglia dell’arteria. Lo studio di fattibilità promesso dalla regione è ancora assente ingiustificato – al sindaco non resta altro che continuare a protestare per i disagi inflitti agli abitanti del suo comune. Il sindaco di San Miniato Simone Giglioli è ancora più tranchant: “Questa strada è tutta da ripensare, in caso di gravi incidenti va in tilt la Tosco Romagnola e tutta la viabilità secondaria. L’ultima volta, a novembre, fu un delirio tutto il giorno”. Il marchese de La Palice, chissà da dove, sorride compiaciuto.

Fatto trenta, perché non fare trentuno? Il sindaco Giglioli si dice favorevole alla proposta di un bollino per i mezzi pesanti, “per alleggerire il carico più possibile”. E qui, come si suol dire dalle nostre parti, casca l’asino. Facendo il verso a Carlo Verdone in “Un sacco bello”, verrebbe da dire “in che senso?”. Cosa pensa che succederà ai mezzi pesanti che devono consegnare un carico ad un’azienda del suo comune? Il pedaggio li farà forse sparire nel nulla? Ovviamente no. O pagheranno il nuovo balzello obtorto collo o cercheranno di evitare l’arteria, mandando in tilt la viabilità secondaria. Tertium non datur. Anzi no, una terza opzione c’è – e parecchio probabile. Le aziende della zona saranno costrette a pagare un pesante sovrapprezzo per ogni consegna, spingendole sempre più vicine al baratro. A questo punto o porteranno i libri in tribunale o cercheranno appena possibile di togliere le tende e spostarsi in una zona meglio servita. Proprio quello che serve di questi tempi. Meno TIR sulla superstrada in cambio di meno posti di lavoro – davvero una pensata geniale.

La proposta di mettere un pedaggio sulla FI-PI-LI non è nuova, riemerge ad intervalli regolari ogni tot anni. A riproporla stavolta, durante la scorsa campagna elettorale, era stato il governatore Giani, che aveva cercato di nasconderla in un più complesso piano per risolvere una volta per tutte il problema della strada dei dannati. Il pedaggio per i mezzi pesanti sarebbe parte della dotazione destinata ad una neonata società partecipata al 100% dalla Regione che dovrebbe occuparsi in esclusiva della gestione, manutenzione e potenziamento della strada a grande comunicazione. Lo scorso gennaio e più recentemente il governatore della Toscana ha ribadito come la creazione di questa nuova società controllata sarà la chiave di volta per risolvere i problemi della FI-PI-LI. Una concessionaria, dice Giani, “che si occupi, preventivamente, delle necessarie manutenzioni e sia tempestiva negli interventi, anche di notte, per rendere il traffico “più scorrevole e sicuro”. Ovvero quello che, secondo l’assessore alle infrastrutture Baccelli, la regione starebbe già cercando di fare. Secondo Giani questa nuova società servirebbe per “agire in termini operativi in modo più rapido ed efficace di quanto non sia possibile fare oggi con l’attuale struttura amministrativa”.

Interessante. Visto che quello che impedisce di avere una manutenzione efficace e puntuale è la complessità delle procedure burocratiche, niente di meglio che creare un altro soggetto che si aggiunge alla selva di dipartimenti l’un contro l’altro armati nelle istituzioni che gestiscono la superstrada. Vengono in mente le parole di Rahm Emanuel, ex capo dello staff della Casa Bianca ai tempi del Presidente Barack Obama. “You never want a serious crisis to go to waste”, ovvero “mai lasciarsi scappare l’opportunità di una grossa crisi”. Per fare cosa? “Things that you think you could not do before”, cose che non pensavi di poter fare prima. Tradotto in politichese, ora che le proteste per gli infiniti cantieri si sono moltiplicate e che la pazienza dei cittadini è vicina al limite di guardia, proviamo a far passare una bella infornata di amici degli amici da sistemare. Viene da domandarsi in cosa sarebbe diversa questa “concessionaria” rispetto agli uffici che ora sarebbero responsabili di mantenere la superstrada. Si trattasse di un privato, la logica del profitto potrebbe far sperare che i contratti per i lavori necessari fossero conclusi ad un costo minore o con penali da far rabbrividire ma se a pagare rimarrà il contribuente, cosa dovrebbe rendere questa soluzione migliore di quella esistente?

Ma non è finita qui – figuriamoci. Quando si tratta di fare pastrocchi, siamo davvero imbattibili. Uno dei problemi più gravi al momento è il fatto che l’arteria stia inghiottendo sempre più soldi dei contribuenti. Ogni finanziamento non fa che tirare la volata al prossimo, ogni emergenza causa nuove spese, il rivolo di soldi dei contribuenti si è da tempo trasformato in un torrente in piena. E cosa vogliamo fare per porvi rimedio? Creare una nuova società controllata al 100% dalla Regione. Una società che avrà ovviamente un consiglio di amministrazione dove infilare, magari, politici trombati, una sede da affittare dagli amici degli amici, tanti bei posti da dirigenti da riempire. Tutto, ovviamente, finanziato dai contribuenti toscani. Eh sì, perché se il Governatore Giani si è affrettato a dire che i residenti saranno esentati dal pagamento del bollino, alla fine a pagare saranno proprio gli abitanti del Valdarno. Il costo del balzello sarà riversato direttamente o indirettamente sulla popolazione, sotto forma di prezzi più alti o perdita di posti di lavoro. A beneficiarne, ovviamente, le multinazionali del commercio online, perfettamente in grado di assorbire gli extra costi, magari facendo fare ancora meno pause ai lavoratori dei loro magazzini.

La cosa che però ci preoccupa di più è il fatto che niente garantisce che questa montagna non partorirà il proverbiale topolino. Cosa garantisce che questa nuova società avrà abbastanza fondi per affrontare in maniera sistematica e permanente i gravissimi problemi strutturali che hanno perseguitato la strada dei dannati, nata male, realizzata peggio e gestita in maniera veramente tafazziana? Se solo pensare a migliorare la situazione di alcuni svincoli problematici causa anni ed anni di ritardi, cosa succederà quando si dovrà affrontare l’adeguamento della strada agli insostenibili volumi di traffico attuali e futuri? Forse che questa società dovrà servire da cavallo di Troia per far passare nuovi, sempre più fantasiosi balzelli senza pagar pegno alle urne? Cosa impedirà alla Regione di continuare l’escalation della spesa pubblica dovuta ai costi crescenti della manutenzione?

Retorica tanta, dettagli pochi, come sempre succede dalle nostre parti. Almeno fino a quando non si inizieranno a mettere i puntini sulle i, non possiamo che esprimere un forte scetticismo. Nessuno nega che la FI-PI-LI sia una palla al piede dell’economia del Valdarno e che una soluzione sia già in fortissimo ritardo ma creare una nuova macchina mangia tasse sembra un passo nella direzione sbagliata. Senza un progetto chiaro, razionale, che affronti tutti i problemi di questa arteria maledetta, meglio evitare di passare dalla padella alla brace.

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