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Andrea Cosimi

I vari festeggiamenti avvenuti non solo in occasione dello scudetto dell’Inter, quanto anche per le varie promozioni dalla B alla A o dalla C alla B devono indurre definitive riflessioni sulla necessità di riaprire gli stadi. Si continua a vietarne l’accesso ma si tollera il famoso “assembramento” fuori, stento a credere, ma è così. Che poi questi famosi e stigmatizzati assembramenti non mi sembra che, dati alla mano, abbiano determinato incrementi dei casi di Covid.

Volutamente sorvolo sulle restrizioni e limitazioni che abbiamo dovuto subire, chi plaudendole, chi subendole, da quando è iniziata l’emergenza che caratterizza ormai da ben più di un anno la nostra vita. Pur essendo consapevole dell’esistenza del virus e dell’importanza di affrontarlo non ho mai condiviso, pur adeguandomi, molte misure adottate che hanno finito per creare una moltitudine di effetti “collaterali” economici, sociali e psicologici.

E temo che le conseguenze sui nostri comportamenti e le nostre paure avranno un impatto non breve, il Covid ha lasciato tanto dolore ma anche indirettamente causato tanta disarmante perdita della ragione e del buon senso: per fare un esempio, in questa Italia può capitare di vedere con la mascherina un guidatore da solo in auto, o chi corre o va in bicicletta e non riuscire a comprenderne il motivo, al pari di fumatori incalliti ma terrorizzati dal virus… viene quasi da sorridere, amaramente.

Questi sono i giorni in cui si prova a riprendersi la normalità, o almeno una parvenza, messi all’angolo da quello che, pur non essendo normativamente un obbligo, lo è nei fatti: vaccinarsi. Così è stato bello vedere che la finale di Europa League tra Villareal e Manchester United si è giocata di fronte di 9500 tifosi. In quella di Champions League, vinta dal Chelsea sul Manchester City, ce ne erano 16500.

In Italia, invece, oggi “riaprono” gli stadi: la capienza consentita non potrà essere superiore al 25% di quella massima autorizzata e, in ogni caso, e qui è la “genialata” made in Italy, non potranno essere più di mille gli spettatori negli impianti all’aperto e 500 al chiuso. Si continua dunque sulla falsariga che ha ispirato l’anno passato tante decisioni discutibili e cervellotiche, come l’obbligo di mascherina all’aperto o ad esempio il divieto di recarsi da soli in riva al mare.

Non resta dunque che sperare che i numeri continuino a migliorare per tornare ad abbracciarsi e gioire liberamente. Perché se aspettiamo scelte di coraggio e responsabilità forse dovremo attendere più a lungo di tanti altri Paesi.

 

 

Foto: Getty (ilGiornale.it)

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