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Mentre prosegue la perizia dei tecnici sull’orditoio che si è “inghiottito” Luana D’Orazio, la ragazza che ha perso la vita alcune settimane fa in un’azienda tessile di Prato, da un messaggio vocale che la giovane registrò sul proprio telefono, inviandolo a una persona a lei cara tre giorni prima dell’incidente, emerge un particolare interessante. Luana parla del macchinario su cui lavora dicendo che “si ferma e ci mette più di tutti gli altri perché è mezzo tronco (rotto, ndr)”. Questa difficoltà nel funzionamento potrebbe essere una delle concause dell’incidente? Saranno i periti a doverlo accertare. Luana parla anche di un uomo con cui avrebbe litigato, dicendo che “se ne lava le mani” e lascia soli a lavorare i dipendenti dopo aver dato loro gli ordini. Quel messaggio non è stato acquisito dai magistrati che indagano. Vedremo se lo sarà più avanti. Di certo evidenzia che l’ambiente di lavoro non era tutto rosa e fiori. Nulla di penalmente rilevante, ovviamente. Tensioni, incomprensioni e stress possono verificarsi in ogni luogo di lavoro, altra cosa sono le incurie e il mancato rispetto delle regole, in primis quelle sulla sicurezza, tutte da dimostrare. Al momento gli indagati sono due: la titolare della ditta, Luana Coppini, e il responsabile della manutenzione dei macchinari, Mario Cusimano.

Dai primi rilievi, in attesa dei risultati delle perizie, i magistrati ritengono plausibile che siano state rimosse le “cautele antinfortunistiche dall’orditoio”. Per capire quando ciò sia avvenuto (in quale preciso momento della lavorazione) è indispensabile decifrare il contenuto della “scatola nera” del macchinario, prelevata mercoledì, giorno in cui l’orditoio è stato riassemblato. Dopo alcune iniziali difficoltà nel rimetterlo in funzione, i periti hanno potuto vedere il macchinario in azione. Una prova importante, questa, che avrebbe prodotto alcune conferme alle ipotesi della Procura sulla rimozione delle cautele antinfortunistiche.

Gli inquirenti stanno svolgendo accertamenti anche sul vestiario della vittima nel giorno della tragedia. Pare che Luana indossasse una tuta casual (non abiti da lavoro) e scarpe antinfortunistiche. Ciò che indossava Luana può aver favorito il trascinamento della ragazza all’interno della macchina, oppure è stato ininfluente? L’esame approfondito degli strappi di quegli abiti potrebbe far emergere dettagli interessanti anche sulla velocità a cui stavano viaggiando i rulli dell’orditoio.

Sull’audio di cui parlavamo all’inizio Emma Marrazzo, madre di Luana, dice di non sapere niente: “Non mi risulta l’esistenza di questo audio Whatsapp”. E prosegue: “Mia figlia a casa non si era mai lamentata per i carichi eccessivi di lavoro”.

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