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Tommaso Giacomelli

Un campione del mondo, un’icona del calcio italiano, un vincente nato. Questo è l’identikit di Gennaro Ivan Gattuso, che da calciatore faceva del temperamento, dell’aggressività e della ferocia le sue armi migliori, tutto il contrario del suo diktat da allenatore. Il famoso “Ringhio” nella sua attuale veste ha tolto i panni del distruttore, per concentrarsi sul calcio di qualità, fatto di intensità, fraseggi veloci, tecnica e soprattutto piedi buoni. La Fiorentina lo ha ufficializzato come nuovo allenatore e avrà l’arduo compito di rilanciare le ambizioni di una piazza esigente e vogliosa di divertirsi, dopo tre anni di buio totale. È l’uomo scelto da Rocco Commisso per creare una nuova macchina Viola, brillante e vincente, che rispecchi fedelmente il temperamento del suo condottiero. Commisso e Gattuso, due uomini accomunati dalla terra d’origine – la Calabria – e dal destino, che li ha portati a toccare il successo, dopo un’infanzia fatta di povertà. Due caratteri focosi e con pochi peli sulla lingua. Il matrimonio si fa, ma sarà vero amore?

La carriera del calciatore Gattuso parla da solo, con il Milan è riuscito a togliersi le soddisfazioni più importanti, mentre con la Nazionale italiana è arrivato sul tetto del mondo, in quella notte magica di Berlino, il 9 luglio del 2006. Da quando ha appeso gli scarpini al chiodo, il primo a scommettere sul Gattuso tecnico fu Maurizio Zamparini, il vulcanico presidente del Palermo che gli affidò le chiavi della squadra in Serie B, col compito di riportare i rosanero nella massima categoria. Il presidente – noto “mangiatore” di allenatori – lo cacciò senza tante remore dopo appena 6 partite. Da quel momento sulle spalle del duro Ringhio, si sono susseguite due avventure contraddistinte dalla precarietà finanziaria. La prima su un’isola da sogno, Creta, che si è trasformata in un incubo. L’ex stella del Milan ha dovuto fronteggiare una situazione surreale e dopo quindici giornate ha dovuto gettare la spugna, ma non prima di aver lasciato ai posteri una conferenza stampa da antologia. Poi la chiamata in riva all’Arno, ben prima di Firenze, sotto la Torre Pendente di Pisa. Il primo anno in Lega Pro, Gattuso fu il trascinatore dei nerazzurri verso la promozione in Serie B, ma l’anno dopo i problemi della società hanno azzerato entusiasmo e ambizioni. Proprio Gattuso ha impedito che la situazione fosse peggiore per i suoi uomini e per il suo staff, pagando di tasca propria alcune spese per la squadra. A Pisa, oltre al lato tecnico, mise in mostra il suo lato umano, sensibile ma duro al tempo stesso.

Dopo le delusioni, Gattuso non riuscì a dire di no al suo grande amore: il Milan. Prima come tecnico della primavera e poi della prima squadra, per sostituire il suo ex compagno di nazionale, Vincenzo Montella. Scelta coraggiosa la sua, ma proprio coi rossoneri, il calcio italiano si è accorto di un Gattuso più maturo e preparato, coraggioso e offensivo. Non sempre impeccabile, ma nei due anni sotto alla Madonnina ha sempre conquistato sul campo la qualificazione all’Europa minore, mancando per un soffio quella all’Europa che conta, la Champions League. Questo probabilmente gli è costato un doloroso addio alla sua Milanello, tuttavia ci ha messo poco tempo per ritornare in sella.

Nei panni di un novello Bruto, ha pugnalato alle spalle il suo maestro, Carlo Ancelotti, accettando la causa del Napoli, dopo l’allontanamento del suo mentore. Proprio all’ombra del Vesuvio si è visto il Gattuso migliore, quello capace di donare agli azzurri un calcio vivace e propositivo, spesso spettacolare. Gli azzurri sono stati una vera macchina da gol e lo sa bene la Fiorentina, che al Diego Armando Maradona hanno subito un cappotto tennistico nella stagione appena conclusa. Le divergenze con il presidente e la mancata qualificazione alla Champions League sfuggita all’ultimo tuffo, hanno portato Gattuso lontano da Napoli.

Adesso arriva la sfida più bella, quella tinta di Viola. Gattuso dovrà essere bravo a entrare in sintonia, in primis con il presidente, capace di vulcaniche reazioni e, poi con una piazza ferita ma ambiziosa. Non è ammesso il fallimento stavolta, il tempo alla nuova società è stato concesso, adesso il progetto deve spiccare il volo e gran parte delle sorti passano proprio dal suo comandante: Gattuso. L’obiettivo è crescere e migliorare, ma sotto sotto il popolo Viola ambisce a tornare nelle parti nobili della classifica. Lo impone la tradizione, lo esige una città che potrà travolgere di passione il suo nuovo tecnico, se tornasse a sentire le “musichette” famose, che solo nelle notti europee si possono ascoltare.

 

Foto Spada/LaPresse (ilGiornale.it)

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