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Prestereste dei soldi a chi vi ha fatto causa e pretende un enorme risarcimento? Sembra assurdo ma è accaduto. Mps ha elargito 11 milioni di euro a un fondo americano che fa capo a Jamie Dinan (York Capital Management), che nel 2014 aveva il 5% delle azioni della banca, poi progressivamente cedute. Il Corriere della sera osserva che nel 2019 il fondo ha citato in giudizio Mps, i suoi dirigenti e Nomura per il pesante rosso nel bilancio, chiedendo 186 milioni di euro di risarcimento, per un presunto “comportamento illecito” che avrebbe falsato i bilanci.

Il potere di mediazione della finanza, però, riesce a trovare sempre argomenti convincenti. E così poche settimane fa investment bank Mps Capital Services autorizza un finanziamento da 11,1 milioni a favore di Wisdom, una società italiana che, fatti i dovuti controlli, risulta essere sotto il controllo di York Capital. Nei piani di Wisdom c’è un importante progetto immobiliare su Roma, con la riqualificazione di un immobile di pregio vicino a Villa Torlonia. Può essere che questo finanziamento sia un segnale di “buona volontà”, con le due parti che sono tornate a parlarsi, e non solo. Da Mps non rilasciano commenti e si trincerano nel silenzio. Tra pochi giorni (il 18 maggio) vedremo come proseguirà la questione in tribunale.

Il futuro di Mps e gli sgravi fiscali

Dapprima il governo Conte, poi il governo Draghi, l’intenzione dello Stato è fare di tutto per sistemare i problemi delle banche italiane, attraverso gli incentivi fiscali. Il meccanismo è quello di permettere ai crediti di imposta di trasformarsi in capitale. Con il decreto Sostegni bis si allarga anche la finestra temporale, permettendo le fusioni tra banche (ad oggi possibile entro giugno 2022) nell’arco di tre anni. In pratica l’obiettivo è quello di favorire le fusioni, elargendo vantaggi fiscali di indubbio interesse. Secondo alcuni osservatori la mossa sarebbe stata pensata per garantire a Mps 3,4 miliardi netti (inizialmente l’aiuto previsto era pari a 2,2 miliardi). C’è chi ipotizza anche che estendere fino a tre anni il tempo per concludere le fusioni possa consentire a Unicredit la concreta possibilità di prendersi Mps e poi a seguire Bpm ottenendo benefici fiscali per quasi 8 miliardi di euro.

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