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Andrea Cosimi

“… Nella stessa direzione è ormai consolidato l’orientamento della giurisprudenza federale secondo cui per ritenere la responsabilità da parte del soggetto incolpato di una violazione disciplinare sportiva ‘non è necessaria la certezza assoluta della commissione dell’illecito né il superamento di ogni ragionevole dubbio, come nel processo penale, ma può ritenersi sufficiente un grado inferiore di certezza, ottenuta sulla base di indizi gravi, precisi e concordanti, in modo tale da acquisire una ragionevole certezza in ordine alla commissione dell’illecito’ (Corte Federale d’Appello, Sezioni Unite, registro decisioni n.019/2020-2021). Questa Corte ha avuto modo di affermare che ‘la prova di un fatto, specialmente in riferimento ad un illecito sportivo, può anche essere e, talvolta, non può che essere, logica piuttosto che fattuale’ (CGF, 19 agosto 2011, C.U. n.47/CGF del 19 settembre 2011)”.

Ho estrapolato questo passaggio delle motivazioni della sentenza (leggi il testo completo) con le quali la Corte Federale d’Appello ha ritenuto fondato il reclamo proposto dalla Procura Federale il 14 marzo scorso contro l’assoluzione del giocatore del Pisa Michele Marconi.

Faccio una premessa che personalmente ritengo doverosa: il razzismo mi fa schifo e provo compassione, rabbia e disistima verso i razzisti in generale: chi giudica le persone dal colore della pelle o le discrimina per qualsiasi altra ragione, si commenta negativamente da solo e non merita ascolto né confronto. Ma la condanna di Marconi a me non torna: visto che la condanna è in sintesi avvenuta quasi per “deduzione logica“, in altrettanto deduzione logica trovo… illogico che, per proferire una offesa razzista, si sia usato l’articolato termine “la rivolta degli schiavi“, frase che sembra più consona al titolo di un libro di Storia o addirittura degna di una tesi di Laurea. Diciamocelo senza ipocrisie, ben altre e molto più sempliciotte e volgari sono le espressioni con le quali i razzisti usano offendere.

A Marconi restano ben otto giornate di campionato ancora da scontare, anche se è probabile che la Difesa si appellerà al Coni. Se era stato molto giusto e opportuno restare in silenzio in attesa della sentenza e del relativo dispositivo, adesso è naturale aspettarsi una ulteriore presa di posizione del Pisa Calcio. Marconi può essere uno degli uomini su cui costruire il Pisa della prossima stagione, farne a meno nelle prime otto giornate, se l’appello fosse respinto, non è concepibile in un campionato come quello di B.

Dopo ripetute compressioni delle libertà Costituzionali, giustificate dall’emergenza Covid, adesso ci troviamo a dover commentare una sentenza, ovviamente da rispettare perché tale, ma francamente molto discutibile perché basata sulla “plausibilità” del fatto.

Viene da chiedersi quale sia ormai il livello dello Stato di Diritto in questa Italia “sepolta” dall’emotività, dalla comunicazione del terrore, dal malaffare e da un uso distorto ed eccessivo del “politically correct”.

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