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Quest’anno avrebbe compiuto 63 anni Keith Haring, nato a Reading (Pennsylvania) il 4 maggio 1958. Ci piace ricordarlo con questa testimonianza di Marco Monaco, tratta da Dettagliedintorni.com.

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Era il mio ultimo anno di ragioneria all’Istituto Pacinotti e nel cortile del nostro complesso scolastico tutti parlavano di Keith Haring, l’artista statunitense nato a Reading, in Pennsylvania, che a pochi passi dalle storiche scuole superiori della città di Pisa si accingeva a dipingere un enorme murale sulla facciata posteriore della Chiesa di Sant’Antonio, un luogo conosciuto esclusivamente perché adibito a stazione degli autobus griffati “Lazzi”, vettore ormai da anni sparito dai radar, un luogo di arrivi e partenze ed ad essere sinceri anche un po’ squallido…

Lì, il blasonato e chiacchierato artista americano stava compiendo la sua opera, il murale più grande mai realizzato in Europa. Tutti o quasi si domandavano per quale alchimia quel murale venisse realizzato proprio a Pisa. Noi non sveleremo il segreto perché quel segreto ne racchiude almeno altri mille, chi lo andrà a visitare, osservando minuziosamente i dettagli di questo enorme dipinto di 180 mq potrà capirne qualcuno. “Tuttomondo” è il suo nome e fu realizzato nell’estate del 1989.

Nel 2011 la Fondazione Haring ha valutato seriamente l’opportunità di ripulire il murale dalle scorie del tempo. L’ente statunitense ha proposto di affidare i lavori alla Caparol Center, ditta che già si occupò nel 1989 di fornire gratuitamente la vernice per colorare il dipinto. I lavori di restauro sono stati siglati in un accordo tra il Comune di Pisa, la Fondazione Haring e la Caparol stessa e hanno riportato all’antico splendore questa magnifica opera d’arte contemporanea.

Il tempo era bellissimo e il cibo ancora meglio. Ho impiegato quattro giorni per dipingere. Sto in un albergo direttamente di fronte al muro, così lo vedo prima di addormentarmi e quando mi sveglio. C’è sempre qualcuno che lo guarda (l’altra notte anche alle 4 del mattino). È davvero interessante vedere le reazioni della gente” (Keith Haring, 19 giugno 1989)

Un esempio di Street Art che vorremmo vedere replicata in molti altri luoghi, con un’utopia vera, svuotare i depositi di molti musei per far rivivere quegli oggetti chiusi in casse e bauli nel mezzo alla gente perché creati per esser ammirati e stare tra la gente, in una sorta di museo a cielo aperto perché l’arte è la prima chiave per la felicità e la pace…ovviamente con le dovute cautele contro i furti e gli atti vandalici perché sappiamo bene che “tombaroli” e “vigliacchi” sono sempre dietro l’angolo. Buona visione!

Marco Monaco

Dal sito dettagliedintorni.com

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