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Luca Bocci

Al giorno d’oggi una delle poche cose degne di essere viste in tv sono le pubblicità. Sembra un luogo comune ma, in effetti, considerato il progressivo calo della qualità dei contenuti trasmessi da televisioni grandi e piccole, sono spesso le pubblicità a fare notizia, specialmente quando ben fatte e sostenute da un’idea indovinata. L’ultima iniziativa del colosso americano dello streaming Netflix per promuovere un film in uscita ha sicuramente colto nel segno, guadagnandosi articoli su articoli sui vari media regionali e nazionali (guarda lo spot). Il film d’animazione disponibile sulla piattaforma di streaming più popolare al mondo narra la vicenda di una famiglia piuttosto particolare che, per una serie di circostanze, si trova in prima fila nel combattere una battaglia contro la classica rivolta della tecnologia, raccontata in libri e film da decenni. Niente di particolarmente rivoluzionario, insomma, l’ennesima rivisitazione in chiave comica di quel conflitto con l’innovazione che pervade la nostra cultura fin dai tempi della rivoluzione industriale. Il modo scelto dal dipartimento marketing per promuovere questo film di normale non ha proprio un bel niente. Il team di creativi ha preso armi e bagagli e si è trasferito per qualche giorno a Galliano di Mugello, borgo medievale a pochi chilometri dall’Autodromo Internazionale del Mugello che qualche settimana fa era assurto agli onori delle cronache per una peculiarità: essere praticamente isolato per quanto riguarda la rete. A Galliano la rete mobile non funziona e la banda larga è un miraggio, tanto da guadagnargli il poco invidiabile titolo di “paese meno connesso d’Italia”.

Il sindaco di Barberino di Mugello Giampiero Morgatti, le cui proteste per la situazione erano arrivate fino al governo nazionale, ha accettato la proposta di Netflix e coinvolto la popolazione del borgo nella realizzazione dello spot. L’idea di base è semplice: Galliano non teme la rivolta della tecnologia, visto che non c’è. Lo spot, narrato dalla riconoscibilissima voce di Giorgio Panariello, è tutto giocato sul “paesino fuori dal mondo”, con una carrellata di abitanti di Galliano che mostrano come si possa vivere anche senza tecnologia. Visto che internet non funziona, il film in questione lo guardano grazie ad una videocassetta arrivata via posta, ovvero proprio come succedeva con Netflix prima della rivoluzione dello streaming. La pubblicità viene fatta tramite un megafono su un Ape Car o un cartellone gigante messo in piazza. Tutto ben fatto, carino, ma lascia un attimo interdetti.

Belle le riprese aeree, belli gli scorci della valle del Mugello, ma l’iconografia usata è quella che potrebbe avere chi la Toscana sa raccontarla solo per stereotipi. Insomma, la versione di Galliano raccontata nello spot è una caricatura – troppo toscana per essere vera. Nell’ambito dello spot i personaggi funzionano e le piccole gag sono efficaci, proprio perché gli abitanti del paese non sono attori, ma viene da domandarsi se sia proprio necessario alzare il volume della toscanità così tanto per essere efficaci. Intendiamoci, l’iniziativa è comunque lodevole e speriamo davvero che riesca a convincere gli operatori del settore ad affrontare il serissimo problema della connettività nelle tante comunità montane della nostra regione. La Toscana che viviamo tutti i giorni è tutt’altra cosa, però. L’invito che facciamo a Netflix è semplice: perché non provate a raccontare la Toscana per com’è, invece per come se la immagina un abitante di Milano o Roma?

La nostra regione è piena zeppa di storie straordinarie ed angoli che meriterebbero ben più spazio di quanto gli venga riservato dai media nazionali. Basta guardarsi un attimo intorno per trovarne a bizzeffe. Vista la serie televisiva, perché non fare un salto a Vinci, paese natale di Leonardo che, dietro ad una patina di normalità nasconde ricchezze culturali e paesaggistiche straordinarie? Perché non dedicare uno special a Fabbriche di Careggine, il paese fantasma sommerso sotto le acque dell’invaso di Vagli che proprio quest’anno tornerà alla luce per la prima volta dal 1994 per la manutenzione della diga idroelettrica che lo sommerse nel 1946? Perché non raccontare la saga delle famiglie di San Gimignano e della loro guerra delle torri, che rese la cittadina senese unica al mondo, una sorta di Manhattan ante litteram dove le famiglie erano disposte a tutto pur di battere i rivali ed avere la torre più alta? Perché non raccontare la straordinaria storia di Villa San Martino a Portoferraio, residenza privata dell’ex imperatore di Francia Napoleone Bonaparte, comprata dalla sorella Paolina nel 1814 e pagata con una manciata di diamanti che aveva “recuperato di sua persona”? Le storie non mancano di sicuro. Insomma, forse sarebbe il caso di mettersi alle spalle la macchietta del paesino popolato da personaggi curiosi che sembra preso da un film di Pieraccioni. La Toscana vera ha molto di più da offrire che una simpatica caricatura.

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