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Se fosse una partita a scacchi potremmo dire che Eugenio Giani ha fatto l’arrocco, l’unica mossa che permette di muovere due pezzi contemporaneamente (il re e una delle due torri), a scopo difensivo. Deve difendersi il presidente della Regione, da uno scandalo, quello dello smaltimento illecito dei rifiuti delle concerie, che rischia di far saltare tutto in Toscana, e di mettere in pessima luce anche il Pd nazionale. Da un lato Giani in consiglio regionale ha detto a chiare lettere che la Regione è parte offesa nell’inchiesta sui fanghi, e che ovviamente è a fianco della magistratura, dall’altro ha annunciato che l’ormai famoso emendamento alle legge sui rifiuti (quello che avrebbe alleggerito i gravami per le concerie) va cancellato.

Seduta consiliare molto calda quella di mercoledì 28 aprile, ma era facilmente prevedibile vista la delicatezza del tema in discussione. Opposizione agguerrita, con Lega, FdI, Forza Italia e Movimento 5 Stelle che incalzano giunta e maggioranza, toccando il tasto dei gravi rischi ambientali, della commistione tra interessi privati e politica e persino della penetrazione della ‘ndrangheta negli appalti. Giani interviene chiarendo subito da che parte sta: l’inchiesta vada avanti e faccia piena luce, la Regione è parte lesa e, tramite l’agenzia Arpat, sta al fianco dei cittadini per tutelare la salute e l’ambiente. Sì, ma il problema politico resta: l’emendamento è stato presentato, votato e approvato. Questo è agli atti. È vero che il consigliere dem che l’ha proposto neanche sapeva di cosa trattasse e che era stato preparato da un legale per conto dei conciatori? Dopo Giani ha preso la parola l’assessore all’Ambiente Monia Monni, con una relazione tecnica. “Quando è arrivata la notizia di possibili infiltrazioni mafiose in Toscana – ha aggiunto – ho avuto un momento di sconforto. Non perché escludessi che potessero esserci, visto che il nostro è un territorio ricco, ma perché sento fortemente il peso della responsabilità di respingere ogni fenomeno del genere”.

Marco Stella, capogruppo di Forza Italia, dopo aver ribadito che “siamo tutti innocenti fino al terzo grado di giudizio”, si domanda: “Che tipo di legame c’è tra politica e imprenditori? Per questo abbiamo chiesto, insieme a tutti gli altri consiglieri del centrodestra, che venga istituita una commissione d’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose e della criminalità organizzata in Toscana”. Si faccia piena luce, quindi, ma sino in fondo, anche a livello politico.

Durissimo l’affondo di Francesco Torselli (capogruppo FdI): “Davvero pensate che la risposta che i cittadini toscani si aspettano da voi sia quella di eliminare oggi il ‘famoso’ emendamento, trincerandosi dietro un vago ‘nessuno ne ha fino ad oggi beneficiato’? Davvero pensate che basterà incontrare nei prossimi giorni qualche associazione e qualche fondazione impegnate nella lotta alla mafia per rifarsi il trucco, rovinato da qualche giorno di sudore? Non mi sognerei mai di accusarvi di essere donne e uomini di malaffare, ma di una cosa mi sento di accusarvi: con la vostra arroganza, la vostra supponenza, la vostra presunta ‘superiorità amministrativa’ troppo spesso finite con l’offuscare la trasparenza”

Altrettanto dura Elisa Montemagni, capogruppo della Lega: “Un Presidente di Regione con la “P” maiuscola avrebbe preso sottobraccio i fascicoli regionali e si sarebbe recato in procura per rilasciare delle dichiarazioni spontanee. A Giani mancano autorevolezza e coraggio. Alla Toscana manca una guida sicura”. Non risparmia critiche il M5S, con Irene Galletti che tuona:  “Il Pd è pienamente coinvolto in una situazione che delinea delle precise responsabilità politiche, non si può pensare di cavarsela dichiarandosi parte offesa in giudizio o allontanando il capo di gabinetto”.

Irene Galletti, capogruppo M5S, condivide la linea del garantismo, per quanto riguarda l’inchiesta. Ma osserva che il problema che si pone ora è politico: “Quella che sembra emergere è una modalità di fare politica più volte denunciata dal Movimento 5 stelle. Probabilmente, per come è stata utilizzata usata fino ad ora, può non essere completamente al servizio del territorio. Voglio pensare che non ci sia alcun punto di contatto tra la politica e le infiltrazioni delle organizzazioni criminali – aggiunge -, ma bisogna anche dire che se così non fosse, un minuto dopo questa Giunta regionale dovrebbe cadere. Qualcosa in questi anni è andato storto. Oggi si doveva rispondere alle azioni da intraprendere per avviare un processo di analisi e trasparenza. Le intercettazioni denunciano una ‘forma mentis’ riguardo al modo di fare politica del tutto inaccettabile. Vorrei che non ci fosse nessuna ombra su tutte le forze politiche qui rappresentate”.

Nonostante il fuoco di fila delle opposizioni Giani ostenta tranquillità. Nella replica finale spiega che quanto emerso dalla comunicazione “dell’assessore Monni credo abbia rassicurato molti sulla correttezza dell’azione della Regione e confermato che la Toscana ha gli anticorpi giusti”. E prosegue: “La fase delle indagini a cui si fa riferimento negli ultimi 2-3 anni è stata attivata da Arpat e dall’ufficio della direzione Ambiente, che hanno mandato la segnalazione alla Procura”. Di questo “dobbiamo essere tutti consapevoli e orgogliosi: gli anticorpi ci sono. La Toscana non è terra di mafia, ma sono presenti mafiosi e quindi bisogna stare sempre molto attenti”.

Il lungo dibattito sull’inchiesta rifiuti si chiude con l’approvazione della proposta di risoluzione presentata dal gruppo Pd, che impegna la Giunta a “proseguire con la massima celerità con tutte le azioni necessarie a verificare se dagli ipotizzati comportamenti malavitosi sia conseguita una contaminazione dei terreni e delle acque in tutti i territori potenzialmente interessati”; a “sostenere le misure e le azioni volte a ridurre al minimo le conseguenze negative della produzione e della gestione dei rifiuti per la salute umana e per l’ambiente dando seguito, in particolare, al lavoro già avviato con i “tavoli tecnici per la promozione dell’economia circolare mantenendo la commissione consiliare competente costantemente informata”.

Giani e il rapporto con il capo di gabinetto Gori

“È persona che negli anni ho avuto modo di apprezzare, stimare e di cui la grandissima maggioranza delle persone parlava bene – dice il presidente Giani a proposito del capo di gabinetto sospeso, Ledo Gori -. Ora è nell’interesse di tutti essere molto chiari”. Quanto ai rapporti con il consigliere regionale Andrea Pieroni e con Giulia Deidda, sindaco di Santa Croce sull’Arno: “Faccio riferimento a intercettazioni per me presunte, fino a quando non mi vengano notificate. Si tratta di colloqui tra terze persone che non parlavano con me, parlavano tra sé. Più che dire che mi sento da quelle parole lontano, estraneo e dichiaratamente fuori, non posso dirvi. Sento di svolgere la mia funzione con la responsabilità di chi vuol fare scelte di assoluto interesse generale. Per me non esiste il concetto di ‘pressione’, esiste ciò che ritengo giusto fare nell’interesse del ruolo che svolgo. Per me parlano i fatti”.

Salvini: “È un caso nazionale”

Intanto il segretario della Lega punta il dito sulle responsabilità della sinistra toscana. “Scandali, infiltrazioni criminali, gravi problemi ambientali e troppe reticenze a partire da quelle del presidente Giani: il caso rifiuti in Toscana è un problema nazionale che colpisce al cuore la sinistra. Siamo sicuri che la commissione d’inchiesta, almeno sul piano politico, saprà chiarire i troppi lati oscuri”.

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