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Sono numeri impressionanti quelli rilevati dall’Irpet, l’istituto regionale per la programmazione economica della Toscana. Dopo un anno di pandemia da coronavirus l’economia della Regione, legata in buona misura all’export e al turismo, è in forte sofferenza. Per uscire dall’impasse Irpet consiglia di spingere al massimo sugli investimenti, prima possibile, utilizzando tutte le risorse europee a disposizione, partendo dalle imprese più dinamiche, in grado di generare negli anni reddito ed occupazione. Non servono voli pindarici né imprese mirabolanti, ma tanti piccoli passi, puntando su due fattori: efficienza e sostenibilità.

Come dicevamo la crisi coronavirus ha fortemente colpito l’export, fiaccando le imprese che producono i prodotti “made in Italy” tanto apprezzati all’estero. In particolare la moda e l’economia del tempo libero (ricettività, ristorazione e attività ricreative). Tengono invece l’agroalimentare, il farmaceutico e le attività legate all’uso dell’informatica. Nel 2020 la produzione industriale è calata del 14,7% e sono crollati per la prima volta anche i servizi (-11,3%). Bruciati 14 miliardi di euro di Pil, con un ritorno ai livelli di prodotto interno lordo regionale a venticinque anni fa: il calo è del 12%, superiore al dato nazionale (8,9%). Lo scarto si deve alla maggiore dipendenza dell’economia toscana dall’export, che in passato l’ha fatta invece crescere più di altre regioni. Il calo dell’export è tre volte superiore a quello del 2009, l’anno peggiore, sulla scia della grave crisi finanziaria americana: quell’anno il Pil arretrò di quattro punti percentuali.

La crisi ovviamente ha colpito più di tutti le categorie più fragili: giovani, donne e immigrati. Se per quanto riguarda il Pil c’è da aspettarsi una ripresa (nel 2021 si stima un +3%, con un ritmo più lento rispetto al resto del Paese), desta preoccupazione la fine del congelamento (per legge) dei licenziamenti economici. Nel 2020 si sono persi 23 mila posti di lavoro e 94 mila sono stati “congelati” grazie agli ammortizzatori sociali. Considerati gli autonomi i posti di lavoro persi nel 2020 salgono a 158 mila.

 

Foto: Pixabay

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