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Gentile redazione de L’Arno, abbiamo avuto modo di leggere il vostro articolo “Ambientalisti contrari pure alle biciclette” e, in qualità di sezione di Pisa di Italia Nostra, sezione che contribuì alla creazione del Parco ed alla stessa sopravvivenza materiale della Pineta di Migliarino al tempo della presidenza di Italia Nostra di Giorgio Bassani, vorremmo farvi conoscere il nostro punto di vista sulla questione. Non parliamo a titolo di tutte le associazioni da voi coinvolte nel testo, ma solo a titolo di una delle sezioni di Italia Nostra coinvolte.

Sul tema delle infrastrutture ciclopedonali le posizioni dei soci e delle diverse sezioni di Italia Nostra sono, come è giusto che sia, variegate, da posizioni che forse voi definireste di “ambientalismo intransigente” a posizioni di entusiastico sostegno, ma in ogni caso sono posizioni basate su una attenta conoscenza del territorio ed una grande sensibilità.

Il Parco naturale di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli è un’area naturale protetta che si estende tra Viareggio e Livorno, costituendo un bene naturale unico e preziosissimo, potremmo dire un baluardo naturalistico posto tra lo sfruttamento edilizio della Versilia ed il degrado dell’area industriale a nord di Livorno. Al suo interno è diviso in aree comunque parzialmente urbanizzate (ex tenute reali di Tombolo e Coltano a sud), aree ad accesso libero ma con restrizioni di orario, aree accessibili solo con guide e soggette a particolari restrizioni, aree inaccessibili a motivo del loro alto valore naturalistico e della loro fragilità.

Nel tempo, la pressione urbanistica e l’appetibilità economica delle stazioni balneari ha portato allo sfruttamento della costa del Parco, marcatamente nel tratto sud tra Calambrone e Marina di Pisa, ininterrottamente edificato, privo ormai del sistema dunale abbattuto per far posto ad abusi edilizi e anche sostanzialmente ormai privo di accessi liberi al mare, e nel tratto nord tra Viareggio, Marina di Torre del lago Puccini e Marina di Vecchiano, dove il mancato collegamento stradale tra quest’ultima località e le due più a nord ha per il momento salvaguardato da un uso più intenso e scriteriato della costa. La spiaggia della Lecciona ad esempio è rimasta ancora relativamente selvaggia – ed è ciò che la rende preziosa – proprio perché collegata solo mediante sentieri sterrati e di difficile accessibilità, percorribili già ora in mountain bike ma non con altri mezzi. Solo il tratto centrale della costa del Parco però, quello posto tra la foce del Serchio e la foce dell’Arno si è salvato davvero dall’urbanizzazione, per questioni fortunose – furono i Savoia ad allontanare i cittadini dalla costa per riservare per sé quel tratto di paradiso già residenza dei Lorena, Tenuta dei Medici, Selva riserva di caccia degli Arcivescovi di Pisa e dei Marchesi di Tuscia – e per i confini naturali costituiti dalle foci dei due maggiori fiumi della Toscana.

La Ciclovia tirrenica è una infrastruttura transnazionale importantissima da un punto di vista turistico e della mobilità. Una occasione unica per collegare territori oggi incomprensibilmente non collegati con ciclovie come la Versilia e Pisa e Pisa e Livorno. Per sua natura è una infrastruttura primaria, che non può essere soggetta a vincoli di orario, restrizioni di ingresso, probabilmente dovrà anche essere dotata di illuminazione e dovrà avere un certo standard in termini di larghezza e natura della carreggiata affinché assolva davvero al suo scopo. Ragionevolmente dovrà essere accompagnata anche da servizi accessori, soste, ristori, officine di riparazione anche nei suoi 35 chilometri da Viareggio a Livorno.

L’idea di pensare di farla transitare all’interno delle zone più fragili del Parco – aree fragili e preziose che tra l’altro non devono costituire un luogo di transito, semmai una destinazione di arrivo – ed oltretutto lungo costa, è per questi motivi a noi incomprensibile, se non come “cavallo di Troia” per possibili ulteriori e dannosi sviluppi edilizi.

Oltretutto, anche da un punto di vista turistico e della mobilità è un autogol clamoroso, tipico della mancanza di visione che noi italiani abbiamo in questo settore. Infatti la Ciclovia Tirrenica è previsto che passi non solo all’interno della macchia della Lecciona – vicino alla costa e non sullo splendido, vicino e parallelo viale dei Tigli già esistente e facilmente attrezzabile – ma che poi mantenga un itinerario all’interno delle aree boschive del Parco fino all’Arno, – escludendo vicine aree urbanizzate che potrebbero trarre beneficio dall’infrastruttura per la mobilità locale – ed attraversi l’Arno all’altezza di San Piero a Grado con un nuovo e costoso ponte, tagliando la città di Pisa fuori da una infrastruttura turistica della quale la città avrebbe estremamente bisogno per diversificare il suo turismo mordi e fuggi, ed oltretutto subordinando la ciclovia Tirrenica agli stringenti e necessari vincoli di orario di apertura e chiusura della Tenuta di San Rossore.

Non capiamo perché da Viareggio non si possa utilizzare il Viale dei Tigli fino a Torre del lago Puccini, da lì connettersi al Lago di Massaciuccoli ed all’area del Festival Pucciniano, quindi scendere verso Pisa seguendo verso Vecchiano e Pontasserchio i tracciati già esistenti della ciclovia Puccini, e da qui arrivare a Pisa presso la Piazza dei Miracoli (e così andando a finalizare anche un altro itinerario ciclabile – quello tra Pisa e Lucca – che incomprensibilmente e sciaguratamente non è stato ancora pensato!). Sarebbe un percorso naturalisticamente splendido ma molto meno impattante, già in parte esistente, utilizzabile anche per la mobilità locale, già dotato di servizi, ristori, officine, non soggetto a vincoli di orario.

L’accesso ciclabile al Parco da Pisa sarebbe facilmente realizzabile direttamente dalla Piazza dei Miracoli, ri-sistemando il già esistente viale delle Cascine – meno di 4 chilometri – che i re d’Italia percorrevano in carrozza scesi alla stazione di Pisa San Rossore per arrivare alla loro residenza. Altri accessi ciclabili potrebbero essere realizzati più a nord, a Migliarino e a Torre del Lago, con lo scopo di giungere al Parco naturale, rispettosi della sua importanza e della sua fragilità, non attraversarlo distrattamente per andare da altre parti.

Se vorrete contattarci – non per scrivere titoli ad effetto ma per capire ed approfondire le nostre ragioni -, saremo ben lieti di fornirvele nel dettaglio, anzi ci piacerebbe aprire un confronto anche grazie a voi giornalisti. Nel ringraziarvi per l’attenzione porgo i miei cordiali saluti.

Gabriele Del Guerra
Presidente di Italia Nostra sezione di Pisa

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