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Seconda puntata della nostra mini-serie sul mondo della scuola e l’impatto della crisi sanitaria su alunni ed insegnanti. Il racconto della professoressa Dominique Boschiglio, insegnante di inglese alle scuole Galilei di Pisa va dal difficile inizio della didattica a distanza ai problemi dovuti alla mancanza di rapporto personale con gli alunni alla necessità di dover inseguire gli studenti più disattenti e coordinarsi con i colleghi sempre tramite la tecnologia. L’impersonalità della DAD fa sognare a molti di poter andare presto in pensione. A preoccupare più che altro il fatto che non tutti gli alunni hanno la maturità necessaria per rispondere in maniera seria a questa sfida, col rischio di accumulare ritardi impossibili da recuperare in futuro. ASCOLTA LA STORIA SUL PODCAST

Solo chi ha alle spalle un background solido riesce a rimanere a galla: gli altri non possono che restare indietro, nonostante l’impegno dei genitori. Con i programmi già ridotti all’osso, il rischio di perdere un’intera generazione è molto alto. Cosa ne pensate? Quali possono essere le risposte a questa situazione? Fatecelo sapere partecipando alla conversazione nei commenti o sui nostri profili social:
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2 Comments

  1. PROVA A fare la partita IVA : la differenza è tutta li.
    io ho insegnato ( ai miei tempi) per due anni , una pacchia!
    l’insegnante è pagato se mpre e comunque , poi per non avere rotture promuovi di più..
    gli statali come categoria sono da abolire., trasformandoli in partite Iva , imparano subito il 5000 siepi!

    • Che commento qualunquista Vincenzo, potevi anche tu fare il concorso ed entrare nel pubblico o a quanto pare non ne sei capace? E poi cosa significa? Che siccome il posto di lavoro è sicuro una persona non si debba impegnare e cercare di migliorare questa società partendo proprio dalla scuola? Forse tu sei quello che ne avrebbe più bisogno.

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