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La criminalità organizzata fa affari anche in Toscana, questo è risaputo. È interessante, però, cercare di capire l’entità del fenomeno. In tal senso il 25 febbraio, nell’ambito del coordinamento regionale di Avviso Pubblico (rete degli enti locali antimafia) si è svolto un interessante incontro online dal titolo “Mafie e Covid: focus sulla Toscana”, moderato da Domenico Valter Rizzo, giornalista Tgr Toscana. A introdurre i lavori Ilaria Santi, assessore del Comune di Prato e coordinatrice regionale di Avviso Pubblico.

Il capo centro Direzione investigativa antimafia (Dia) di Firenze, Francesco Nannucci, ha fatto il punto sulla situazione attuale delle mafie in Toscana, partendo dalla relazione semestrale della Dia diffusa qualche giorno fa. “La Toscana è un luogo di investimento delle mafie – ha evidenziato Nannucci –. Le mafie in questo territorio ci sono, sono ben presenti, si mimetizzano ed entrano in maniera silente, investendo capitali, in gran parte nell’economia legale attraverso canali leciti. Dal 1° gennaio 2020 in Toscana sono state emesse 35 interdittive antimafia e nei primi mesi del 2021 ne sono già state emesse 4. Queste rappresentano un parametro molto importante per analizzare la presenza mafiosa in Toscana”.

“Un dato inquietante che abbiamo acquisito recentemente è emerso proprio dall’incrocio dei dati delle interdittive antimafia con le società che avevano fatto accesso ai finanziamenti Sace (società del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti) – ha continuato il capo centro Dia di Firenze –. Incrociando questi dati abbiamo trovato società interdette, che quindi non potrebbero accedere ai finanziamenti Sace, che invece avevano fatto richiesta di finanziamento e qualche società lo ha pure ottenuto, perché sotto una certa soglia non è obbligatorio di presentare la certificazione antimafia. Questa è una enorme lacuna che va colmata dal punto di vista legislativo”.

Il professor Alberto Vannucci, docente dell’Università di Pisa e curatore del “Rapporto sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione in Toscana”, ha messo in evidenza che “da diversi anni la strategia prevalente che è stata utilizzata dalle mafie per penetrare all’interno di certi circuiti è stata quella di entrare in una relazione simbiotica di scambio con gli amministratori pubblici e con le categorie imprenditoriali”. Il professor Vannucci ha poi aggiunto che in Toscana “ci sono segnali evidenti di una criminalità economica diffusa. La nostra regione ha, tra l’altro, la provincia, quella di Prato, con la più alta percentuale rispetto alla popolazione di reati di riciclaggio. La mafia entra quindi all’interno di questi circuiti, fungendo da collante e offrendo servizi di vario tipo e purtroppo le categorie dei professionisti hanno ancora troppa poca sensibilità su questi temi”.

Infine è intervenuto l’assessore alla Legalità della Regione Toscana Stefano Ciuoffo, che ha lanciato un allarme: “Non dobbiamo banalizzare questo fenomeno e pensare che non ci riguarda. Per liberarsi delle mafie nel nostro Paese ci vorrà ancora molto tempo perché il contagio dell’illegalità sta facendo morire le imprese sane del nostro territorio, immettendo nel sistema concorrenza sleale, intimidazione, usura, illegalità diffusa, sfruttamento, penetrando
trasversalmente e trovando nel nostro territorio comunità, come quella cinese, albanese, rumena, con le quali fare affari”. Pensateci bene: se un’impresa deve competere con una che non rispetta le regole è evidente che non potrà che soccombere. Questa, purtroppo, è già realtà anche in Toscana, in molti settori. Ed è un fenomeno che va combattuto senza esitazione, prima che la criminalità si mangi tutta l’economia.

Lo sforzo delle forze dell’ordine e delle istituzioni deve essere massimo. Ma anche le amministrazioni locali possono e devono fare molto: “Cercare di approfondire, monitorare e condividere una lettura del territorio – spiega Ciuoffo – Bisogna incentivare i cittadini e gli imprenditori a segnalare e dobbiamo sempre di più collaborare con gli ordini professionali, che devono fare la loro parte ed essere anche loro sentinelle della legalità”.

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