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Mercoledì 10 marzo, in prima serata, su RaiUno andrà in onda il film “La bambina che non voleva cantare”, che racconta il percorso umano e artistico di Nada, la cantante livornese, dalla provincia toscana in cui è nata, a quando si impose nella musica italiana, a soli sedici anni, grazie alla sua voce dal timbro unico. “Sono la bambina che non voleva cantare… Pensate se avessi voluto!”, scherza Nada durante la presentazione del film. Diretta da Costanza Quatriglio la pellicola è tratta dal romanzo “Il mio cuore umano”.

“Il mio cuore umanò è stato il mio primo romanzo – spiega Nada – parla della mia infanzia, del mondo in cui sono cresciuta e di quello che sono diventata L’ho scritto perchè avevo lasciato il mio paese contro la mia volontà e non avevo più avuto modo di sentire le persone con cui ero cresciuta e che mi avevano dato tanto. Però, andando avanti, ho sentito il desiderio di riappacificarmi con loro e fargli arrivare i miei sentimenti. È stato un viaggio nella memoria. Ho visto il film e mi è piaciuto moltissimo – racconta la cantante -. Costanza ha fatto un lavoro molto importante sui sentimenti e sulla forza che c’è dentro a questa bambina e alle persone che ruotavano intorno a lei. Tutti gli attori sono stati molto bravi e mi hanno emozionato”.

Nada iniziò a cantare, giovanissima, dopo che una religiosa, suor Margherita, scoprì il suo talento e la convinse a cantare, per aiutare sua madre, Viviana, a guarire dalla depressione.

Figlia di un clarinettista, Gino Malanima, Nada è nata a Gabbro nel 1953, una piccola frazione di Rosignano Marittimo in provincia di Livorno. Il nome fu scelto da sua mamma, Viviana Fenzi, dopo che una zingara, che si chiamava proprio Nada, le aveva “letto” la mano dicendole che avrebbe avuto una figlia e che, in futuro, questa avrebbe viaggiato molto e avuto successo. Debuttò a Sanremo a soli 15 anni con “Ma che freddo fa”, che ebbe un notevole successo non solo in Italia ma anche in Spagna, Giappone e altri paesi. Nel 1971 vinse il festival con “Il cuore è uno zingaro”.

Foto: Wikipedia

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