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Per evitare che un ricco patrimonio storico e culturale finisse disperso, magari suddiviso in mille rivoli, nel dicembre 2019 la Regione Toscana ha acquistato l’Archivio Fotografico Alinari, nato nel 1852, che conta oltre cinque milioni di fotografie, libri specializzati, attrezzature tecniche storiche e 260mila immagini digitali. Ora finalmente questo incredibile tesoro di immagini ha una casa: Villa Fabbricotti, a Firenze. Per poter gestire il materiale nel luglio del 2020 è stata creata la Faf Toscana (Fondazione Alinari per la Fotografia), che si è presentata per la prima volta al pubblico con il suo presidente, Giorgio van Straten, e la direttrice Claudia Baroncini.

Villa Fabbricotti (InToscana.it)

La fondazione può già vantare un primo importante successo: ha vinto un bando del Ministero della Cultura per un finanziamento del restauro e della digitalizzazione dei pezzi unici della storia fotografica italiana. Poi ci sono diversi progetti per il futuro, a partire da un luogo espositivo per mostrare al pubblico una parte della collezione e organizzare alcune mostre temporanee. In attesa del museo la Fondazione proporrà queste mostre in Italia e all’estero già da quest’anno.  A partire dall’estate 2021 la mostra “Italiae. Dagli Alinari ai maestri della fotografia contemporanea” racconterà il fascino e la diversità degli italiani e dell’Italia, dei suoi paesaggi e della sua creatività. Attraverso le opere di oltre 75 fotografi, con tecniche e soggetti diversi, avverrà un interessante dialogo tra la fotografia storica e contemporanea. La mostra sarà ospitata nelle sedi della rete diplomatico-consolare e gli Istituti Italiani di Cultura e il pubblico internazionale potrà così conoscere e ripercorrere gli snodi di una storia che, cominciando idealmente dagli Archivi Alinari, giunge attraverso i grandi maestri della fotografia italiana del Novecento alle sperimentazioni contemporanee.

Una storia fatta di foto

Nel lontano 1852 Leopoldo Alinari fondò il suo primo laboratorio fotografico e, con i suoi fratelli Giuseppe e Romualdo, diede vita alla ditta F.lli Alinari. Le cose andarono subito molto bene e nel 1863 creò il più antico stabilimento fotografico del mondo, nel palazzo in via Nazionale, oggi Largo Alinari, che per oltre 150 anni è stato la sede della ditta e nel quale si è formato, per sedimentazioni, il ricchissimo patrimonio fotografico arrivato fino ai giorni nostri, uno dei più grandi archivi esistenti. Nel corso degli anni i fotografi di Alinari hanno immortalato in maniera sistematica, il patrimonio storico artistico e architettonico italiano, le collezioni dei musei e il paesaggio del nostro paese, contribuendo in modo significativo a diffondere la cultura e l’arte italiana in tutto il mondo. La Grande Guerra portò un cambio di proprietà, cui poi ne seguirono altri. Nel 1920 la ditta passò a una cordata di aristocratici toscani, guidata dal barone Ricasoli; nel 1957 comprò tutto il senatore Vittorio Cini, che vi unì nuovi archivi fotografici di grande valore come Brogi, Anderson, Chauffourier e Fiorentini. A metà anni Settanta la ditta fu rilevata dalla famiglia milanese Zevi e nel 1982 passò a quella triestina dei De Polo che, oltre a realizzare il Museo Nazionale Alinari della Fotografia, acquisì fondi fotografici in Italia e all’estero, procedendo, alla fine degli anni Novanta, alla loro digitalizzazione e vendita.

I fratelli Alinari

Foto: Archivi Alinari / InToscana.it

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