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C’era molta attesa, soprattutto da parte dei familiari delle vittime, per la sentenza della Corte di Cassazione nel processo sulla strage di Viareggio, che il 29 giugno 2009 costò la vita a trentadue persone a causa del deragliamento di un treno merci e al successivo incendio (il convoglio trasportava gas propano liquido). Dopo dodici anni, sei mesi e dieci giorni purtroppo non si è ancora arrivati alla verità giudiziaria. I giudici della quarta sezione penale, presieduta da Giacomo Fumu, hanno deciso infatti che si dovrà rifare un nuovo processo di appello per gli ex ad di Fs e Rfi, Mauro Moretti e Michele Mario Elia, per i quali dovranno essere valutate le responsabilità ma solo per il reato di disastro ferroviario colposo. Il reato di omicidio colposo è prescritto per tutti gli imputati. I giudici, inoltre, non hanno riconosciuto l’aggravante dell’infortunio sul lavoro. La Cassazione assolve le società e gli enti coinvolti nel processo: nel dispositivo si specifica l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata nei confronti di Trenitalia, Rfi, Gatx Rail Austria GmbH, Gatx Rail Germania GmbH, Jungenthal Waggon GmbH, Mercitalia Rail, in relazione all’illecito contestato, perché “il fatto non sussiste”.

Marco Piagentini, presidente dell’associazione vittime della strage (“Il mondo che vorrei onlus“), che a Viareggio ha perso la moglie e due dei tre figli, ha commentato a caldo la lettura del dispositivo: “Oggi tutto il paese ha perso. Con la parola prescrizione è stato dato un colpo di spugna a tutto quello che è il lavoro fatto fino ad oggi e la ricerca della verità e della giustizia”. Tiziano Nicoletti, legale dei familiari delle vittime, aggiunge: “Grande amarezza, ma non finisce qui. Siamo amareggiati per la sentenza nella quale la cosa più grave è che non sia stata riconosciuta l’aggravante degli infortuni sui luoghi di lavoro. Oltre ad essere grave in sé, ha portato alle prescrizione dei reati di omicidio colposo”. L’avvocato Franco Coppi, difensore di Moretti, sottolinea che “è stata colpita in maniera radicale la sentenza della Corte di appello. Di fronte alla catastrofe dell’appello la Cassazione mi pare abbia rimesso molte cose a posto”.

La notte della tragedia

Pochi minuti prima di mezzanotte (le 23.48) di quel giorno di fine giugno un treno merci partito da Trecate, in Piemonte, e diretto a Gricignano, in Campania, deraglia a causa della rottura di un pezzo meccanico, l’assile, poche centinaia di metri dopo la stazione di Viareggio. Il deragliamento avviene in corrispondenza del sovrappasso pedonale che scavalcava i binari sud della stazione, collegando via Burlamacchi con via Ponchielli. Il treno esce dai binari e una delle cisterne che trasportano Gpl si rovescia su un fianco: da un grosso foro fuoriesce il gas. Pochi minuti dopo una violentissima esplosione: la zona della città più colpita è quella di via Ponchielli, quasi rasa al suolo. Pesante il bilancio delle vittime, 32 in tutto, molte delle quali decedute nei giorni successivi a causa delle gravissime ustioni riportate. Ai funerali di Stato partecipano decine di migliaia di persone, riunite allo stadio dei Pini di Viareggio.

Una lunga vicenda giudiziaria

Da allora si sono susseguite oltre 150 udienze nelle aule dei palazzi di giustizia di Lucca (in primo grado), di Firenze (in appello) e di Roma (in Cassazione). A tutte le udienze, ad esclusione dell’ultima fase in Cassazione chiusa al pubblico causa Covid, hanno sempre partecipato anche i familiari delle vittime. 

L’ultimo capitolo in Cassazione

I giudici della Cassazione erano chiamati a esaminare i ricorsi presentati contro la sentenza emessa dalla Corte d’appello di Firenze il 20 giugno 2019: tra le condanne inflitte in secondo grado, quelle a 7 anni per Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Fs e Rfi, e a 6 anni per Michele Mario Elia (ex ad di Rfi) e Vincenzo Soprano (ex ad Trenitalia). Lo scorso dicembre, il pg di Cassazione Pasquale Fimiani aveva chiesto l’annullamento con rinvio della sentenza d’appello relativamente alle posizioni di Moretti e altri 3 imputati, nonché il rigetto di tutti gli altri ricorsi, vale a dire la conferma di 23 delle 25 condanne arrivate in appello.

Le vittime

Le persone decedute a causa del disastro furono trentadue, come ricordato sopra. Undici morirono a causa dell’esplosione e dell’incendio che scoppiò subito dopo, venti per le gravi ustioni riportate, nei mesi successivi Una donna anziana fu colpita da un infarto, forse a causa del forte spavento. Questi i nomi delle vittime, il più giovane di soli due anni, il più anziano di novanta: Aziza Aboutalib (46 anni), Mohammed Ayad (51), Hamza Ayad (17), Iman Ayad (3), Nadia Bernacchi (59), Claudio Bonuccelli (60), Abdellatif Boumalhaf (34), Nouredine Boumalhaf (29), Rosario Campo (42), Maria Luisa Carmazzi (49), Andrea Falorni (50), Alessandro Farnocchia (45), Antonio Farnocchia (51), Marina Galano (45), Ana Habic (42), Mario Pucci (90), Elena Iacopini (32), Federico Battistini (32), Emanuela Milazzo (63), Mauro Iacopini (60), Magdalena Cruz Ruiz Oliva (40), Ilaria Mazzoni (36), Michela Mazzoni (33), Emanuela Menichetti (21), Stefania Maccioni (40), Luca Piagentini (5), Lorenzo Piagentini (2), Rachid Moussafar (25), Sara Orsi (24), Roberta Calzoni (54), Elisabeth Silva (36), Angela Monelli (69). Sulla homepage del sito dell’associazione “Il Mondo che vorrei”  si possono vedere le foto delle vittime (guarda).

 

Foto: Wikipedia

 

3 Comments

  1. Forse, sarebbe meglio togliere lo stipendio a tutti coloro che hanno lavorato a questo processo!!! “”” Facendo questo, potremmo mettere sul chi vive, tutti gli scaldasedie messi al potere dagli amici degli amici, i quali potrebbero diventare più attivi”””!!!

  2. dr.Strange Reply

    ringraziamo la magistratura italiana, tutta collocata politicamente da una certa parte. “la legge è uguale per tutti” è stata giudicata la miglior battuta umoristica del XX secolo

  3. Dunque, ricapitalondo: un’azienda straniera fa i collaudi in malo modo ma, proprio perché straniera, si preferisce non accanirsi troppo. Un macchinista che va troppo veloce non viene neppure indagato tanto quanto gli addetti alla manutenzione che lasciano i binari rimossi troppo vicino alle rotaie (e sono quelli che perforeranno il vagone cisterna deragliato). Qualcuno mi sa spiegare cosa cribbio c’entra l’amministratore delegato di Ferrovie ? Perché deve andare lui in galera che, se osa ridire su come operano i dipendenti si ritrova con un bello sciopero generale? O forse il CEO di Ferrovie Italia deve recarsi personalmente in ogni stazione, in ogni treno, in ogni deposito per verificare che tutti facciano il loro dovere? Anzi no, neppure così si può fare perché i soliti sindacati farebbero casino per il controllo dei dipendenti, vietato per Legge.

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