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Guido Martinelli

Pisa è una città che ha un grande passato dietro le sue spalle degno di essere ricostruito con grande attenzione. Tra i tanti “pisantropi” che prestano il loro tempo a tale studio emerge senza dubbio Sergio Costanzo, laureato in biologia e analista al laboratorio di Analisi cliniche dell’Azienda ospedaliera pisana, autore di una ventina di libri sulla sua città natale di cui cinque romanzi storici che mescolano i fatti realmente accaduti nella nostra città con avvincenti narrazioni fantastiche. L’ultimo nato vedrà la luce in questi giorni nelle principali librerie pisane e nazionali e s’intitola “Il sarto di Palermo” per i tipi della casa editrice Porto Seguro. Sentiamo dalla viva voce dell’autore di cosa parla questa sua ultima fatica letteraria.

Come nasce l’idea del libro?
Nasce da una curiosità frutto di mie precedenti ricerche storiche relative alla guerra tra Pisa e Firenze nel periodo compreso tra il 1406 e il 1509 quando la nostra città si spopola e da 55.000 abitanti arriva ad averne 5.000. La spiegazione di tale depauperamento va imputata agli effetti nefasti della guerra, ma anche al fatto che molti pisani, vista la drammatica situazione, erano migrati verso altre città o regioni in cui avevano interessi e possedimenti come Sardegna, Provenza e Sicilia. Avevo scoperto anche che, durante l’assedio dei fiorentini nel corso della seconda repubblica (1497-1509), i pisani fuoriusciti aiutavano i pisani assediati con armi, beni di necessità, vettovagliamenti. Mi è sorto così il desiderio di conoscere i luoghi di provenienza di tali aiuti e quindi ho deciso di consultare il “Libro d’oro delle famiglie notabili italiane” che arriva fino al 1946, fine della monarchia nel nostro paese. In quelle pagine ho scoperto che famiglie nobili pisane provenienti dalla nostra città come Alliata, Vanni, Mastiani, Galletti, Ajutamicristo ed Abatellis hanno un ramo in terra sicula, a Palermo. Tramite una conoscenza sono riuscito ad entrare in contatto due anni fa con la principessa Signoretta Alliata di Pietratagliata, e grazie a lei ho incontrato alcune famiglie nobili di origine pisana che mi hanno permesso di accedere ai loro archivi familiari. In questo modo ho potuto ricostruire contatti, commerci, spedizioni e tutta la storia di questa diaspora pisana.

Come se la passavano i nostri antenati nel capoluogo siciliano?
Molto bene. Avevano fondato la “Confraternita della nazione pisana” tutt’ora esistente, e avevano acquistato la parte a mare della città gestendo il porto e i suoi traffici. Si sono persino costruite due chiese dedicate al culto di San Ranieri e alla fine, in piccolo, una seconda Pisa.

Il protagonista del tuo libro, il sarto, è uno di loro?
Certo, è un orfano e l’undicesimo della sua stirpe, discendente di quel Leonardo Pisano che aveva importato i numeri indiani da oriente.

Come si chiama?
Si chiama Bernardo dell’Abaco, e vive a Trabia, un paesino distante una trentina di chilometri da Palermo.

In quali anni siamo?
La storia inizia nel 1575, il 13 di giugno, quando una donna viene rinvenuta morta in un vicolo, a causa della peste.

Anche qui siamo in pandemia?
La vicenda si svolge tra ben due epidemie di peste (1575 e 1624) ma l’ho iniziata a scrivere tre anni fa, in tempi non sospetti. Devo dire, dopo aver consultato al riguardo i documenti dell’epoca, che anche a distanza di secoli non sembrano essere mutate ansie, timori, errori.

Cos’altro possiamo dire del nostro sarto?
Che è un personaggio del popolo, dalla doppia vita, quasi un agente segreto dei nostri tempi. Cuce col telaio abiti di varia foggia ma è anche il segretario della Confraternita e segue gli affari dei pisani emigrati trattando con armatori, vicerè spagnoli ambiziosi e arroganti, proprietari terrieri, e conducendo affari con proprietari di miniere di sale e di zolfo, e persino trafficanti di schiavi. Perché la diaspora pisana teneva le fila dei principali affari dell’epoca. Bernardo è un uomo che ha sete di conoscenza, un bisogno insopprimibile di sapere, sperimentare.

Come si potrebbe definire con poche parole questo libro?
Lo ritengo un omaggio all’arte, alla storia, alla bellezza e al potere che la conoscenza esercita sugli uomini, che non disdegna di dipingere un acquerello di efferate bassezze umane. Un viaggio denso di emozioni tra vicoli, chiese, piazze, postriboli.

L’importanza della storia del Sarto per noi pisani?
Può essere un’occasione per comprendere che molta parte di Pisa è ancora adesso da qualche altra parte. Che ci sono ancora tante ed importanti tracce pisane in terra sicula, come certamente in tante altre località del Mediterraneo in cui i nostri antenati sono passati.

E l’autore cosa ha tratto dalla storia che ha inventato?
Ho imparato che c’è più storia di Pisa fuori che dentro la nostra città, a causa della dominazione fiorentina che ha azzerato la nostra memoria storica e distrutto gran parte della nostra gloriosa cultura in ogni suo aspetto.

Quando e in che modo avverrà la presentazione del libro che, come già accennato, proprio in questi giorni comincerà a girare nelle nostre principali librerie locali e nazionali?
Avverrà on line nella prima settimana di dicembre e per avere informazioni più precise sul giorno consiglio di seguire il mio sito sergiocostanzo.it.

Dopo questa breve chiacchierata con Sergio Costanzo credo che la curiosità avanzi e cresca in tutti coloro che hanno a cuore queste tematiche la voglia di saperne di più. Mi permetto, però, invitare tutti alla lettura delle avventure di questo sarto così particolare soprattutto alla luce delle altre opere di questo autore che riesce sempre a condurre per mano il lettore con semplicità dentro tematiche complesse e intriganti ma arricchenti e appassionanti. È probabile che non seguendo il mio consiglio perderete qualcosa di rilevante. E che non si dica poi in giro, che non ve l’avevo detto!

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