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Guido Martinelli

Nei giorni scorsi, nei social, ho letto diversi post in cui si affermava, a tratti con autocompiacimento, che nelle strade riempitesi di persone contrarie alle misure restrittive anti Covid del governo, stava marciando il popolo schiavo di essere oppresso. La libertà, a detta di quei post vibranti di sdegno e furore, pareva minacciata dalla chiusura anticipata di locali e luoghi di ricreazione come bar, ristoranti, cinema, teatri. Un provvedimento oggettivamente triste anche se forse necessario per la recrudescenza sanitaria, che si comprende come e quanto possa esasperare gli animi portandoli nelle piazze per respingere la minaccia liberticida. E poi eravamo in ottobre, periodo giusto per le rivoluzioni, come accadde poco più di cento anni fa in terra russa, secondo il calendario giuliano che corrispondeva ai primi giorni di novembre di quello russo.

Anche in quello storico caso tutto iniziò nei primi mesi di quell’infausto anno, prima che i bolscevichi rovesciassero la dinastia dei Romanoff in autunno e dando così origine ad un’accesa guerra civile che si concluse cinque anni dopo con la vittoria dei rivoluzionari contro le forze controrivoluzionarie e straniere. Oddio, noi si spera di vincere questa guerra un po’ prima, altrimenti la vedo dura da ogni punto di vista.

Certo, se si pensa che questo virus pare provenire da un paese che si dichiara ancora comunista come quello cinese, come si fa a non concludere che questo virus sia comunista? E di conseguenza è chiaro perché abbia colpito Berlusconi, Trump, Bolsonaro e Zingaretti. Mi sembra lapalissiano. No?

 

SPIGOLATURE / Idee, recensioni, opinioni, fatti, chiacchiere di Guido Martinelli

Foto: Pixabay

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