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Una delle zone più ricche della Toscana, il Comprensorio del Cuoio, sta vivendo una crisi tremenda. “Mai come oggi, in sessant’anni di storia del nostro Comprensorio, avevamo affrontato una crisi così drammatica e devastante”, dice Luca Sani, presidente del Consorzio Toscana Manifatture di Santa Croce Sull’Arno (Pisa). “È arrivato il momento della resa dei conti: o il governo ci viene incontro con contributi economici a fondo perduto, oppure qui rischiamo il collasso”. Sani, che rappresenta oltre 60 aziende del settore della calzatura dell’intero distretto Moda della Toscana, denuncia una situazione ormai insostenibile per le imprese. A far arrabbiare oltremodo la categoria è il taglio del costo del lavoro del 30% solo per le regioni meridionali (deciso dal Governo nel cosiddetto Sconto Sud). “Questo insensato provvedimento – protesta il Consorzio – darebbe adito ai calzaturieri del Sud di mettere in pratica un doppio gioco attraverso un’ulteriore concorrenza sleale, usando le vicine Albania e Tunisia per varie lavorazioni, attrezzature o componenti a fronte del sistema toscano che, invece, si basa su un’economia circolare a chilometri zero pressoché completa”.

Le aziende della calzatura della Toscana patiscono gli effetti dei blocchi o annullamenti degli ordini da parte delle case di moda. “Alcuni di noi sono già in ginocchio – lamenta Sani -. L’incertezza per il futuro è data dalla mancanza di nuovi ordini che di solito in questo periodo erano già stati acquisiti e coprivano la produzione fino alla fine dell’anno. Se confrontiamo il periodo gennaio-luglio 2019 con lo stesso del 2020, riscontriamo una diminuzione in percentuale del fatturato del 40-50% e del 50-60% del portafoglio ordini. Così non andiamo più avanti”.

Il Consorzio Toscana Manifatture ha patrocinato un Comitato di crisi composto da aziende toscane della filiera moda che l’8 luglio scorso ha convocato un incontro nell’aula magna del Polo Tecnologico Conciario di Santa Croce Sull’Arno (Pisa): in quell’occasione circa 60 imprenditori di tutto il distretto hanno espresso il proprio grido di allarme ai sindaci del Comprensorio del cuoio ed ad alcuni amministratori regionali: “Da allora abbiamo avuto molti incontri con membri del governo e della Regione Toscana presentando richieste per l’immediato e proposte per il rilancio. Adesso che è stato eletto il nuovo governatore ci aspettiamo di essere convocati per mettere a fuoco le misure regionali da realizzare – spiega Gianluca Papini, direttore di Consorzio Toscana Manifatture -. Alla riapertura, dopo il lockdown, le aziende hanno dapprima concluso le lavorazioni degli ordini esistenti, dopodiché ordini successivi non sono più arrivati. Vediamo un futuro molto buio di fronte a noi e se le cose resteranno così prevediamo che il 50% delle aziende chiuderà, mandando a casa migliaia di addetti, che rappresentano una manodopera unica al mondo. Se chiude un calzaturificio, questo non riapre più e l’artigianalità che sta nelle mani dei nostri insostituibili ‘maestri della pelle’ si disperderà per sempre”.

Ma cosa si può fare per aiutare questi imprenditori e tutti quelli che lavorano per loro? “Se il governo, in primis, e poi la Regione Toscana, hanno a cuore la sopravvivenza di un distretto ad alta specializzazione e riconosciuto a livello mondiale come il nostro che dà lavoro a migliaia di famiglie – conclude il presidente Sani – dove molte imprese, nonostante le misure messe in atto, non riusciranno a far fronte alla crisi provocata dalla pandemia, è necessario, per il rilancio, affiancare alle misure esistenti, risorse economiche volte a coprire perdite di fatturato e spese operative diversamente non gestibili. Siamo stati in silenzio e al nostro posto fino ad oggi ma adesso non ce la facciamo più. Le nostre aziende, che erano già indebolite da crisi precedenti, rischiano adesso di chiudere per sempre. Il problema non sarà più solo aziendale ma sociale, in quanto presto non potremo più tutelare le nostre forze produttive”.

L’augurio è che questo disperato grido d’allarme venga ascoltato, prima che sia troppo tardi.

 

Foto: Pixabay

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