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L’Enoteca Pinchiorri, tre stelle Michelin, ha venduto all’asta 2500 bottiglie pregiate. Ne ha ricavato un bel tesoretto, circa 3,3 milioni di euro, che in parte andrà ai 51 dipendenti: “Per prima cosa ora pagherò gli arretrati ai dipendenti – ha dichiarato Giorgio Pinchiorri al Messaggero -. Questi soldi ci aiuteranno anche nel 2021, perché la crisi ci stangherà almeno per i primi sei mesi”.

Gli acquisti più cari dell’asta che si è svolta a Londra: tre bottiglie di Vosne Romanee Cros Parantoux 1985 di Henri Jayer sono state battute a 80.600 euro. Una magnum di Musigny 1990 di Georges Roumier è stata presa a 51mila euro, un’imperiale (sei litri) di Petrus 2009 a 45.700 euro. Due bottiglie di Romanee Conti 1990 del Domaine de la Romanee Conti sono andate a 43mila euro. L’operazione si è conclusa con un gran successo dal punto di vista finanziario, visto e considerato che la base d’asta (il prezzo minimo complessivo) era fissato a 2 milioni di euro.

“Stiamo patendo come tutti, abbiamo patito e patiremo”, aveva raccontato a fine agosto Pinchiorri al Corriere della sera. “Noi facevamo ogni giorno tra i sette e i dieci tavoli di clienti degli alberghi. Oggi a Firenze il turismo è fermo, tanti hotel non hanno nemmeno riaperto. Abbiamo scelto di tenere il ristorante attivo tre giorni a settimana, da giovedì a sabato”.

L’idea dell’asta, in realtà, era nata prima del Covid. Pinchiorri aveva deciso di separarsi da alcune delle sue migliori bottiglie (la sua cantina ne custodisce 60mila) per un discorso di immagine.

La notizia della prestigiosa asta di Zachys con una selezione di vini della cantina di Enoteca sta destando molto interesse fra i collezionisti di mezzo mondo, com’era prevedibile, e sta creando anche qualche equivoco nella stampa, anche questo prevedibile. Per questo ho chiesto ai miei di pubblicare due righe allo scopo di fare chiarezza

Ho iniziato a vendere vini nel 1972. Nel 1979 ho aperto l’Enoteca Pinchiorri, assieme alla mia Annie. Sono passati quasi cinquant’anni e se dovessi fare un bilancio direi di essere molto, molto soddisfatto. Non è stato facile. Come in tutte le storie ci sono stati momenti dove il destino ci ha messo a dura prova: l’incendio della cantina nel 1992, la perdita della terza stella Michelin nel 1994 (riconquistata nel 2004, con l’orgoglio di essere stati fino ad oggi l’unico caso nella storia della guida), la crisi finanziaria pesantissima del 2008, e poi nel 2020 questa bestiaccia del Covid19, arrivata per assurdo dopo la stagione più importante dell’Enoteca, quella appunto del 2019.

Oggi però l’Enoteca continua ad esserci e credo a distinguersi per 3 cose: la cucina con Riccardo, il servizio con Alessandro e i vini, dove con Ivano continuo a fare quello che ho sempre fatto dal 1972 ovvero li compro (tanti) e li vendo… è la mia Vita.

Il Covid19 di colpe ne ha tante ma non diamogli quelle poche, pochissime che non ha e mi riferisco a quello che ho letto su alcuni giornali, per i quali è a causa del virus se ho messo all’asta alcune migliaia di bottiglie dell’Enoteca.

Anche un astemio potrebbe immaginare che organizzare un’asta di vini come questa, tra le più importanti mai organizzate, richieda mesi e mesi per capire quali vini scegliere, quanti e a quanto.

A inizio 2019 abbiamo pensato a due grandi eventi che potessero rimanere nella storia del vino e che potessero portare valore al nome dell’Enoteca, a quello che ha rappresentato e a quello che rappresenta. Il Covid-19, almeno in questo, non c’entra nulla”.

Scusate se l’ho fatta lunga
Giorgio Pinchiorri

(26 agosto 2020)

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