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È un racconto drammatico quello che fa Marco Landucci, in aula, al processo contro Mario Cipollini, accusato dall’ex moglie di violenza, minacce e maltrattamenti. Ex portiere della Fiorentina e membro dello staff tecnico di Massimiliano Allegri (ex allenatore della Juventus), Landucci è fratello di Sabrina, la donna che ha denunciato Cipollini.

L’ex campione di ciclismo, stando alle parole di Landucci, aveva spesso reazioni incontrollate e violente. “Una volta, nel 1995, eravamo nella sua casa a San Giusto di Compito (Lucca, ndr), io con la mia ex moglie e le bimbe, e Sabrina stava facendo step nel giardino di casa. All’improvviso, durante una discussione, perché lui aveva fatto tardi la sera precedente, si avventò verso mia sorella e le sferrò un calcio fortissimo su una gamba, facendole molto male. Un’altra volta, ricordo, stava venendo via dalla casa dei miei genitori, quando lui la fermò e cominciò a prendere a calci la carrozzeria della macchina”.

Alla domanda, rivoltagli dall’avvocato della parte civile, di come mai non lo avesse mai denunciato, Landucci ha risposto in questo modo: “Mi ha sempre detto (la sorella, ndr) che ci avrebbe pensato lei. Tutti noi eravamo preoccupati, mia mamma soprattutto. Lui le disse di andarsene di casa con le figlie perché si era innamorato e fidanzato con una soubrette, Magda Gomes, con la quale voleva andare a vivere nella villa di Monte San Quirico. Sabrina se ne andò dalla mamma, salvo poi andarsene di casa. Successivamente, dopo un breve ritorno, l’abbandonò definitivamente”.

Landucci racconta anche di aver provato a far ragionare Cipollini, tra il 2010 e il 2011, parlando con lui al telefono. Per tutta risposta si sentì dire: “Vi spello vivi tutti, te e la tua famiglia”. E dopo l’aggressione in palestra subita dalla sorella (avvenuta il 6 gennaio 2017), Landucci rivela di averle preso una guardia del corpo perché la seguisse e proteggesse ovunque. “È andata avanti per due mesi. Una scelta quasi obbligata perché, dopo la separazione, Sabrina non era libera di andare dove voleva. Stava sempre in guardia, evitando i posti frequentati da lui”.

In aula è stato ascoltato anche il proprietario della palestra dove avvenne l’aggressione, Renato Malfatti. L’uomo ha raccontato che Sabrina Landucci lavora per lui da 12 anni ed è molto stimata e apprezzata. Poi, nel rievocare il giorno in cui Cipollini l’aggredì, dice che lui arrivò solo nel pomeriggio: “Mi resi subito conto che era stravolta. Aveva un segno visibile sul collo che  aveva cercato di mascherare con il trucco, ma che si vedeva bene. Era in imbarazzo a parlarmi e io evitai di calcare la mano perché era stravolta… soltanto dopo l’aggressione e la denuncia mi raccontò il clima di intimidazione nel quale era costretta a vivere”.

Sentita anche la collaboratrice domestica. Ha detto di non aver assistito a scene di violenza all’interno della casa, anche se in un’occasione avrebbe riferito di aver avuto paura di Cipollini. La colf è stata richiamata quattro volte dal giudice, perché ritenuta reticente. La prossima udienza è fissata per il 18 novembre.

Foto: Sabrina e Stefano Landucci escono dal tribunale di Lucca (Tgr Toscana)

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