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Marco Carrai è stato nominato vice direttore di Jsw Steel Italy, l’ex’acciaieria Lucchini di Piombino acquistata dall’imprenditore indiano Sajjan Jindal. Il manager fiorentino, già presidente di Toscana Aeroporti, ha tutte le deleghe tranne quelle dell’ambiente e sicurezza dei lavoratori. A lui il compito di redigere un piano industriale e tessere le necessarie relazioni con le istituzioni e la finanza.

In un’intervista a Repubblica spiega le ragioni che l’hanno convinto ad accettare questa sfida: “La necessità di salvare questo pezzo industriale di Italia e di Toscana. Quest’ ultima è un territorio che amo moltissimo e che sono convinto debba avere un futuro non solo turistico ma anche industriale, acciaio in prima linea. Come tutti gli altri Paesi, dove si fanno industria. acciaio e innovazione. L’Italia non può essere diversa, non può abbandonare l’industria manifatturiera né perdere l’acciaio. Il mio impegno lo devo al territorio, ai lavoratori e a Jindal”.

Sono due le sfide principali cui deve fare fronte Carrai: trovare un investitore pubblico che sia disposto a entrare nel capitale, rilanciare la produzione a partire dalle rotaie per le Ferrovie dello Stato. Le compreremo all’estero o torneremo a produrle in Italia? Piombino è l’unico posto in Italia dove si producono. L’Qualche settimana fa del tema aveva parlato il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi: “A me risulta che delle rotaie Ferrovie dello Stato ne ha bisogno. A me risulta che le rotaie che si producono a Piombino sono le migliori e sono anche le più lunghe, quindi sarebbe davvero un’onta andarle a comprare fuori dal nostro Paese. Se noi diamo certezze a Jindal che questa è la strategia che dobbiamo perseguire, se lo Stato, come io ho richiesto, attraverso ‘Cassa depositi e prestiti’, ed io mi auguro anche Rfi, vogliono entrare dentro la compagine, il cerchio si chiude e l’industria di Piombino, che insieme a Terni e a quello di Taranto, il più grande centro siderurgico, sarebbe salva, e con essa sarebbero salvi duemila posti di lavoro, oltre ad avere fatto una certa strategia”.

Lo stabilimento di Piombino

Il complesso industriale, che lambisce 9 km di costa, con i suoi 12 milioni di metri quadrati di superficie è il secondo centro siderurgico italiano dopo quello di Taranto. L’azienda, Jsw Steel Italy, è controllata dalla multinazionale indiana Jindal South West. Le origini di quest’area industriale risalgono al 1865, quando a Piombino nacque la Magona d’Italia, una fabbrica dotata di altoforno e un convertitore per produrre acciaio dalla ghisa liquida. Fu scelta questa zona per la presenza del porto e la vicinanza con l’isola d’Elba, ricca di materie prime minerarie.

 

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