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Nuove polemiche, nella sanità toscana, dopo il caso del licenziamento di un operatore sanitario e sindacalista, accusato di aver fatto gravi affermazioni durante un’intervista rilasciata in forma anonima al Tg2. Stavolta nel mirino finisce un primario, il professor Mario Di Fiorino, direttore di Psichiatria all’Ospedale Versilia. Durante l’emergenza Covid ha denunciato i ritardi dei risultati per i tamponi fatti nella struttura in cui lavora, spiegando quanto fosse importante e necessario procedere in modo spedito. Questo modo di fare non è piaciuto al direttore sanitario della Asl Toscana nord ovest, Lorenzo Roti, che ha attivato il consiglio di disciplina per avviare un procedimento disciplinare contro il professore. Il caso ha suscitato un gran polverone, con le proteste dei sindacati ed anche di alcuni politici.

Massimo Petrucci, segretario generale della Cisl Fp Toscana Nord, parla di situazione “inconcepibile in quanto la salute pubblica viene prima di tutto. Le recenti spiacevoli ed a nostro avviso illegittime azioni disciplinari, instaurate a carico di dipendenti e di sindacalisti” che hanno osato parlare pubblicamente del proprio datore di lavoro”. Petrucci prosegue denunciando che il governo delle risorse umane è spesso basato su principi di |”arroganza, mancanza di buon senso e in violazione di principi democratici”, perché “limita la libera manifestazione del pensiero dei dipendenti, e dei sindacati, in violazione dei principi costituzionali, introducendo, con metodi prepotenti, un sistema di regime dove vige il principio della fonte unica di informazione, il che è gravissimo e pericoloso”.

Riccardo Zucconi, deputato di FdI, sottolinea che “Di Fiorino ha semplicemente sottolineato il fatto che l’ospedale Versilia doveva attendere tempi lunghissimi per avere il risultato di un tampone questo anche perché il test veniva fatto a Livorno, col risultato di provocare  un inevitabile ritardo nel separare i contagiati dai non e dunque da rendere anche meno efficace la lotta alla diffusione del virus. Ritengo che la sua non sia stata una critica aprioristica, bensì una constatazione fatta con cognizione di causa: dalla richiesta di un tampone all’appuntamento in alcuni casi sono passati almeno 4 giorni e poi dal tampone alla risposta altri 5 giorni, per un totale di nove giorni, un tempo infinito (dettagli che so con certezza poiché è l’iter vissuto da un parente stretto). La necessità, evidenziata dal dottor Di Fiorino di dotare il Versilia di un proprio laboratorio – conclude Zucconi – anche per affrontare una eventuale ripresa del virus in autunno è indifferibile, così come il sapere se è intenzione della Regione Toscana continuare in una politica che ha come risultato il progressivo impoverimento sia dell’ospedale Versilia che quelli di Lucca, Castelnuovo e Barga oppure se intende dotarli delle strutture necessarie per affrontare le nuove situazioni poste dalle pandemie. Presenterò dunque a tale proposito un’interrogazione parlamentare per andare fino in fondo a questa vicenda”.

Polemica fortissima anche a livello locale. Francesco Speroni, esponente dell’opposizione extraconsiliare del vicino Comune di Seravezza (Lucca), osserva che “c’è da restare a bocca aperta nel leggere del provvedimento preso dalla dirigenza Asl contro il professor Mario Di Fiorino. Sembra uno scherzo o un racconto grottesca, eppure è la verità. Durante questi mesi di emergenza Covid-19, che hanno visto il professor Di Fiorino, in prima linea assieme ai medici ed agli infermieri dell’ospedale, ha scritto sulla sua pagina Facebook che occorreva velocizzare e snellire le procedure relative al tampone: troppe 18 ore per avere una risposta (da Livorno) quando a Pisa/Cisanello ci mettono meno di 6 ore. Nell’affermare questo, il primario concludeva chiedendo ai politici locali di battere un colpo. Non ha forse ragione? La macchina per i tamponi è  diventata operativa solo a maggio: quanti morti in meno ci sarebbero stati se fosse stata tempestivamente  acquistata a marzo? “Per aver detto questo Di Fiorino è stato deferito. Evidentemente in Toscana è vietato esprimere la propria opinione: roba da arcipelago Gulag, roba da Unione sovietica. Questo fine di stagione della giunta regionale toscana e dei suoi accoliti è davvero un triste crepuscolo rosso che ci racconta la decadenza dovuta all’usura da potere, che evidentemente logora anche chi ce l’ha, specie se da troppo tempo”.

Sin troppo facile prevedere che, dopo quelle sul trasporto pubblico regionale, le polemiche sulla Sanità terranno banco in campagna elettorale in vista delle Regionali. Il tema, del resto, tocca da vicino i cittadini e, come tutti sanno, il massimo capitolo di spesa della Regione è proprio quello destinato alla sanità.

La nota della Asl Toscana Nord Ovest

Le contestazioni nei confronti del dott. Di Fiorino non hanno nulla a che vedere con la censura ma con il senso di responsabilità e di oggettività che ogni medico, in particolare se si tratta di un primario, deve avere nei confronti della cittadinanza evitando di diffondere notizie allarmanti, peraltro senza alcun riscontro oggettivo. Nel merito. Le affermazioni che lo psichiatra ha veicolato attraverso i social hanno creato nella popolazione, già provata in un momento di emergenza sanitaria,  un senso di incertezza e sfiducia nei confronti del servizio sanitario pubblico. Infatti veniva contestata l’organizzazione dei laboratori di microbiologia sul territorio, in particolare sulla capacità di analisi tempestiva dei tamponi orofaringei. Di Fiorino, nella sua qualità di direttore di struttura complessa, è sicuramente a conoscenza della normativa nazionale e regionale, nonché dei progetti aziendali, dove sono chiaramente indicati i criteri necessari al funzionamento ottimale dei laboratori (delibera regionale n. 74 del 27.1.20, linee di indirizzo elaborate da Agenas, modello di riorganizzazione dei laboratori adottato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri  con l’accordo del 23 marzo 2011, Piano Nazionale di prevenzione  2014-2018, ecc.). L’assetto dei laboratori di microbiologia è stato definito sulla base del bacino d’utenza territoriale, sulla strumentazione necessaria e sull’expertise del personale.  Inoltre,  in ogni area vasta è stato identificato un centro, nel nostro caso Livorno, che è operativo 7giorni su 7 e h. 24 e, proprio per far fronte all’aumentata richiesta in conseguenza del Covid, sono state attivate anche le sedi di Lucca e Massa.

Le esternazioni del professionista sono continuate anche attraverso interviste rilasciate ai media il 6 aprile scorso, in questo caso parlava del reparto di psichiatria del Versilia che non  sarebbe stato sufficientemente tutelato dal Covid.  Vorrei ricordare che l’unità di crisi, coinvolgendo anche  il dott. Di Fiorino, ha regolarmente aggiornato le procedure di emergenza in ambito psichiatrico definendo i percorsi appropriati al livello clinico del paziente e la creazione, in ogni Spdc,  di uno spazio Covid.

Per concludere. È poco credibile che il primario non fosse a conoscenza delle misure che l’Azienda stava mettendo in atto per arginare il contagio, sia all’interno dei reparti, sia sul territorio. Termino ricordando che in Toscana e nella nostra Asl  dove il contagio è stato maggiore,  la gestione dell’epidemia ha garantito il contenimento del virus con un notevole risparmio di vite umane e, quindi, il paragone con la gestione lombarda sembra fuori luogo e funzionale ad un intento propagandistico”.

1 Comment

  1. Indrek Alberg Reply

    Scrive la direzione ASL: ” Di Fiorino, nella sua qualità di direttore di struttura complessa, è sicuramente a conoscenza della normativa nazionale e regionale, nonché dei progetti aziendali, dove sono chiaramente indicati i criteri necessari al funzionamento ottimale dei laboratori (delibera regionale n. 74 del 27.1.20, “In data 27 Gennaio 2020 viene pubblicata da Regione Toscana “Riorganizzazione delle attività dei Laboratori di Microbiologia clinica: realizzazione della nuova rete regionale di Microbiologia clinica”
    Nell’allegato A.si parla dell’antibiotico-resistenza. “Le patologie infettive costituiscono nuovamente un problema si salute pubblica di grande rilevanza e la costate evoluzione dell’epidemiologia dei patogeni con la diffusione di ceppi con nuovi meccanismi di resistenza e la ricomparsa di alcune patologie richiedono competenze specifiche e tecnologie adeguate in ambito microbiologico.
    Non ci sono riferimenti alla pandemia, che secondo il sito del Ministero della salute era stata segnalata all’OMS da soli 28 giorni: “Il 31 dicembre 2019 la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan (Cina) ha segnalato all’Organizzazione Mondiale della Sanità un cluster di casi di polmonite ad eziologia ignota nella città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei.
    Il 9 gennaio 2020, il CDC cinese ha riferito che è stato identificato un nuovo coronavirus (SARS-CoV-2) come agente causale della malattia respiratoria poi denominata Covid-19.http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=5338&area=nuovoCoronavirus&menu=vuoto
    La circolare del Ministero della Salute del 22 Gennaio 2020 0001997-22/01/2020-DGPRE-DGPRE-P aveva per oggetto:Polmonite da nuovo coronavirus (2019 –nCoV) in Cina
    Nonostante gli allarmi OMS e nonostante le circolari del Ministero della Salute, Regione Toscana scrive a Gennaio che il problema è quello della “antibiotico resistenza” dei batteri e non la pandemia da virus che già si annunciava.
    Non hanno nemmeno il pudore di tacere.

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