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La loro fuga è durata poco, due settimane appena. L’arresto è scattato vicino alla stazione ferroviaria di Cascina (Pisa). I carabinieri e gli agenti penitenziari del Nic di Firenze (Nucleo investigativo centrale) hanno rintracciato e ammanettato due detenuti evasi lo scorso 3 giugno dal carcere di Rebibbia di Roma. Si tratta di Lil Ahmetovic (46 anni) e Davad Zukanovic, nato ad Olbia (SS) 40 anni fa. Entrambi di etnia rom.

La fuga era avvenuta in modo rocambolesco: dopo aver segato con una lima le sbarre della cella i due avevano scavalcato il muro di cinta con una fune fabbricata legando tra loro le manichette antincendio. Poi si erano nascosti per qualche giorno nella provincia di Roma e in seguito, usando una Mercedes rubata in una concessionaria della capitale (a cui avevano montato targhe rubate), avevano raggiunto la Toscana. Durante l’arresto uno malviventi dei due ha aggredito fisicamente uno dei carabinieri con un morso. I due uomini, portati alla casa circondariale Don Bosco di Pisa, devono scontare ancora nove anni di reclusione, per vari furti e rapine, più la pena che deriverà dalla loro evasione.

Ma cosa ci facevano vicino alla stazione di Cascina? Forse avrebbero voluto raggiungere alcuni loro familiari che vivono nella vicina frazione di Navacchio, per nascondersi oppure solo per cercare di ricevere qualche favore. Oppure per risolvere una questione in sospeso, come loro stessi avevano lasciato intendere in un messaggio. In una lettera-beffa lasciata nella cella di Rebibbia prima di darsi alla fuga, infatti, i due rom avevano scritto “torniamo tra due settimane”, spiegando il motivo della fuga (salvare i loro figli “finiti in un brutto giro”), promettendo di costituirsi una volta risolto il problema.

Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, si è complimentato con le forze dell’ordine: “Ancora una volta la Polizia Penitenziaria e le sue eccellenze, come il Nucleo investigativo dei carabinieri, hanno dimostrato il loro valore. Mi piace sottolineare la buona collaborazione avuta con l’Arma dei carabinieri”.

L’indagine, come spiegato dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, è stata condotta mediante appostamenti, pedinamenti, perquisizioni e altre attività di natura tecnica che hanno permesso di individuare  e acciuffare i due malviventi evasi.

 

Foto: poliziapenitenziaria.it

 

 

 

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