Questo sito contribuisce all'audience de

La procura di Pisa, come abbiamo già scritto, ha chiuso le indagini sulla morte di Emanuele Scieri, iscrivendo nel registro degli indagati cinque persone: tre ex commilitoni e due ex ufficiali. Finito nel mirino di tre “nonni”, che volevano punirlo per averlo sorpreso al telefonino (all’epoca era proibito l’uso in caserma), la giovane recluta siciliana subì un pestaggio in piena regola, che si concluse con la fuga disperata sulla torre di asciugatura dei paracadute, e la caduta, non accidentale ma determinata da percosse. Come si legge nel documento con cui la procura ha comunicato la fine delle indagini, “in un primo tempo (gli ex caporali, ndr) lo colpivano con violenza su più parti del corpo, dopo averlo costretto a svestirsi parzialmente per sottostare ad atti di prevaricazione, comunemente definiti di nonnismo”.

Scieri tentò di mettersi in salvo, arrampicandosi sulla torre per diversi metri, ma uno dei tre aguzzini lo raggiunse e con un oggetto gli provocò “una grave lesione alla parte alta del polpaccio sinistro”. La violenza proseguì con “strattonamenti e percosse” e lo schiacciamento del dito di una mano. Questi dettagli emergono dalla perizia della professoressa Cristina Cattaneo (ordinario di Medicina legale all’università degli studi di Milano e direttore del Labanof – Laboratorio di antropologia e odontologia forense) che nella sua relazione parla di “politraumatismi vari alle vertebre e al cranio”.

Alla luce di questi nuovi elementi gli inquirenti si sono convinti che Scieri morì sul colpo dopo la caduta: “Rettifico quanto affermato in precedenza – ha spiegato dal procuratore capo di Pisa, Alessandro Crini – e cioè che Scieri si sarebbe potuto salvare se i soccorsi fossero stati attivati in tempo. È emerso il coinvolgimento della base del cranio e un complesso di fratture superiori a quanto individuato in precedenza. Possiamo concludere per l’immediato decesso della recluta”. Questo dettaglio ovviamente cambia, aggravandola, l’ipotesi di reato.

Nei suoi ultimi momenti di vita Scieri subì una violenza inaudita. Crini spiega che gli sferrarono “un colpo penetrante al polpaccio con un oggetto contundente, tanto da lasciare un segno profondo sul piede, la frattura di un dito e lo schiacciamento delle mani sono responsabili della caduta”. Dopo quel tragico epilogo i tre caporali nascosero il corpo di Emanuele sotto un vecchio tavolo e si allontanarono “godendo di numerose coperture”.

Il testimone chiave

Oltre ai nuovi riscontri emersi dalla superperizia ai fini dell’inchiesta è risultato importante quanto riferito agli inquirenti da un testimone, un commilitone, che quella notte stessa origliando avrebbe sentito i caporali parlare tra di loro di una persona che era caduta: “Sudavano freddo, dissero che avevano esagerato – racconta il testimone alla commissione parlamentare d’inchiesta – che l’avevano fatta grossa e non sapevano come dirlo al colonnello. Quando si accorsero che avevo capito, Panella (uno dei tre ex caporali), ndr) mi disse: se parli ti ammazzo”.

I due ex ufficiali della Folgore indagati

Oltre ai tre ex caporali, Alessandro Panella, Luigi Zabara e Andrea Antico (quest’ultimo ancora in servizio nell’Esercito), accusati di avere ucciso Scieri, la procura di Pisa ha indagato due ex ufficiali. Salvatore Romondia, 73 anni, all’epoca aiutante maggiore del comandante del reparto corsi. Il 16 agosto 1999, un’ora dopo il ritrovamento del cadavere di Scieri, avrebbe telefonato a Panella (come risulta da un registro), per quattro minuti. Per parlare di cosa? Secondo gli inquirenti il sospetto è che si possano essere messi d’accordo sulla versione da dare a chi stava indagando sulla morte del parà. Indagato anche l’ex comandante della Folgore, generale Enrico Celentano. “Non ha mai spiegato – racconta il procuratore Crini – la circostanza di una telefonata giunta nel cuore della notte dell’omicidio alla sua abitazione di Livorno e partita dal suo cellulare di servizio con certezza collocato dai periti a Pisa”.

Gli ex caporali indagati per la morte di Scieri

Leggi la relazione sui lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta

 

2 Comments

  1. Mirco Frei Reply

    Il nonnismo: altra pessima abitudine di m3rda di questo decadente e ridicolo paese chiamato Italia.

  2. a me fecero uno sherzo gavettone li avvisai con baionetta in mano non fecero più scherzi

Write A Comment