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Dopo quasi ventuno anni ancora si cerca la verità sulla tragica morte di Emanuele Scieri, il giovane parà di Siracusa il cui cadavere fu ritrovato il 16 agosto 1999 nella Caserma Gamerra di Pisa. La procura di Pisa oggi ha chiuso le indagini, iscrivendo nel registro degli indagati cinque persone: tre sono gli ex commilitoni di Scieri, gli ex caporali Alessandro Panella e Luigi Zabara, più Andrea Antico, anch’egli caporale al tempo dei fatti, l’unico ancora in servizio. Sono tutti accusati di omicidio volontario. Indagato anche l’ex comandante della Folgore, generale Enrico Celentano (in pensione da alcuni anni), a cui viene contestato di aver reso false dichiarazioni al pm. Al quinto indagato, Salvatore Romondia, ex ufficiale della Folgore, è contestato invece il reato di favoreggiamento, per una telefonata fatta a Panella un’ora dopo il ritrovamento del cadavere di Scieri. Secondo gli inquirenti il colloquio sarebbe servito a preconfezionare una tesi difensiva di fronte alle indagini sulla morte del giovane parà.

Lo scorso 12 maggio la procura militare di Roma aveva chiuso l’inchiesta sulla morte di Scieri. In quel caso ad Antico,  Panella e Zabara era stato contestato il reato di violenza a inferiore mediante omicidio pluriaggravato, in concorso tra loro. Secondo l’accusa i tre avrebbero cagionato “con crudeltà la morte dell’inferiore in grado allievo-paracadutista Emanuele Scieri“.

Ma torniamo all’inchiesta della procura di Pisa.  L’inchiesta è stata chiuso dopo il deposito della perizia svolta dalla professoressa Cristina Cattaneo, ordinario di Medicina legale all’Università degli Studi di Milano e direttore del Labanof) Laboratorio di antropologia e odontologia forense) sui resti riesumati del parà.

Il perito ha cercato nuove lesioni (rispetto a quelle già evidenziate da precedenti esami autoptici) a sostegno della tesi accusatoria secondo la quale i tre ex caporali avrebbero percosso e costretto la recluta a scalare la torre di asciugatura dei paracadute: dopo averne provocato la caduta lo avrebbero lasciato agonizzante, senza chiamare i soccorsi né avvertire i superiori, determinandone la morte. Secondo i periti della famiglia Scieri, il giovane sarebbe morto dopo qualche ora di agonia. Un soccorso immediato avrebbe potuto salvarlo: questo è l’elemento alla base dell’accusa di omicidio volontario, visto che il preterintenzionale si è prescritto nell’agosto 2017.

“Lavorando a ritroso – ha spiegato il procuratore capo di Pisa, Alessandro Crini – abbiamo rintracciato una telefonata partita dall’interno 209 che appartiene all’aiutante maggiore” Salvatore Romondia. “La telefonata risulta dai tabulati – ha puntualizzato Crini -, un’ora dopo il ritrovamento del cadavere, il 16 agosto, e compare tra decine di altre chiamate indirizzate a vari comandi. Quella, invece, della durata di 4 minuti, è destinata all’abitazione romana della famiglia Panella e assume, per noi, una rilevanza significativa”. Crini ha poi aggiunto che vi sono “elementi che sul piano indiziario ci danno dimostrazione del fatto che il livello di conoscenza dell’episodio relativo alla morte di Scieri fu abbastanza immediato anche da parte della struttura di comando e comportò una serie di reazioni e di organizzazioni di cose che furono messe in atto”, e che gli elementi relativi alle “cosiddette coperture” sono stati acquisiti grazie anche al “contributo molto fattivo dell’ attuale struttura militare, dell’attuale catena di comando, che ho particolarmente apprezzato”.

 

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