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L’unica volta che ho incontrato il Giuan Mura aspettavamo il Marajà Vinicio al vecchio Teatro Smeraldo di Milano.
“Anche lei qui”. La banalità, le prime parole che balbettai indeciso e restio all’approcciare il mio modello di giornalismo.
Lui mi guardò e mi disse: “Piatto fino”. Io risposi “Hors Catégorie”. Sorrise con gli occhi. Capii che gli aveva fatto piacere questo essere non disturbato ma apprezzato.

Tutti gli articoli che ho scritto su L’Arno.it sono ispirati, suggeriti, dettati idealmente da Gianni. Suggeriti in anni di letture di pagine di ciclismo e vini di Borgogna, lumache alla Bourguignonne di cui sentivi il gusto malgrado fossero mangiate a centinaia di chilometri.

Non era precisamente un tecnico, poi è chiaro, uno bravo impara l’uso di qualunque cosa. Era un raccontatore: Gianni aveva bisogno di facce e di destini. Era un cacciatore di dettagli. E i dettagli erano ovunque. Nei paesaggi, negli sguardi, nei piatti che mangiava”.

Mario Sconcerti descrive così Mura, quello che nei miei sogni di tabaccaio con il gusto di condividere con il Popolone nerazzurro mi piacerebbe essere. Senza fronzoli, non sarei capace altrimenti.

Vorrei riuscire a farvi assaporare le sensazioni che provo a seguire la squadra di Mister D’Angelo. Vorrei che sentiste il gusto della trasferta, della nebbia di Cremona in inverno e del gelsomino di Chiavari a Maggio, del baccalà a Vicenza e del cous cous alla trapanese.

Ecco, in questo giorno mesto non solo per colpa del corona virus mi sentivo di condividere con voi queste emozioni. Ciao Gianni. Non ti dimenticheremo mai noi che ti abbiamo voluto bene.

 

 

Foto Wikipedia
Di International Journalism Festival from Perugia, Italia – Flickr, CC BY-SA 2.0, Collegamento

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