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Percorro la SS439 Volterrana, dopo aver superato il centro abitato di Pomarance, direzione Castelnuovo val di Cecina, in prossimità di Croce Bullera, svolto a sinistra sulla provinciale 27 di Montecastelli Pisano. Da quel preciso momento inizio a respirare l’aria che 1000 anni fa si trovava sui confini della Repubblica Pisana. Questa zona è punto d’intersezione di tre Province: Pisa, Siena e Grosseto. Affascinato da questi luoghi ricchi di bellezza, grazie a Internet rispolvero alcune informazioni utili che mi aiutano a districarmi nella storia e ad apprezzare ancora meglio la mia visita.

Il primo paese che incontriamo è San Dalmazio, sorto ad un castello nel XIX secolo, ma si hanno sue notizie già dal 1040, come borgo legato al monastero di San Pietro in Palazzuolo. Nel 1147 sul suo territorio fu fondato un monastero di religiose benedettine, distrutto da un incendio nel 1438. Papa Eugenio IV concede indulgenze al fine di sostenere la sua ricostruzione. Nel 1511 le religiose si trasferiscono a Volterra.

Proseguendo la strada dopo circa 500 metri, sempre sulla Sp27, a sinistra incontro un bivio per Rocca Sillana e la Pieve di san Giovanni Battista, un rudere in stile romanico. La storia racconta il passaggio da queste parti di Giuseppe Garibaldi dal 28 Agosto al 2 settembre 1849.  Arrivato nelle vicinanze della Rocca parcheggio l’auto e mi incammino su un sentiero ben segnalato: secondo le indicazioni servono 15 minuti per raggiungere la Rocca, visibile a grande distanza. Domina su una collina alta 530 metri, in una posizione un tempo importante da un punto di vista militare. La Rocca, infatti, permetteva di controllare strategicamente la val di Cecina e le valli collegate, in un territorio molto vasto.

Secondo la leggenda la rocca si chiamerebbe così dal cognome del generale romano Lucio Cornelio Silla. Le ipotesi più accreditate indicano che sarebbe stata edificata intorno al XII secolo. Appartenuta ai vescovi e successivamente alla città Volterra, che si sono contesi per lungo tempo questi territori, sarebbe stata ampliata nel XV secolo su progetto di Giuliano da Sangallo, quando Pomarance passò sotto il controllo dei fiorentini che l’avevano sottratta ai pisani.

Riscendo il sentiero e mi rimetto in auto proseguendo in direzione Montecastelli Pisano, che dista ancora 4 km. Il paese è in cima a una collina (503 metri sul livello del mare), a 16 km da Castelnuovo val di Cecina. La collina è lambita ad est dal fiume Cecina, a ovest dal torrente Pavone, che poco più a nord confluisce nel Cecina. Le prime notizie su Montecastelli risalgono al 1114, quando al Vescovo di Volterra, Ruggero dei conti di Bergamo, furono donati beni da queste parti.  Il castello risale al 1202, quando il principe dell’Impero e vescovo volterrano Ildebrando Pannocchieschi, e la consorte Guasco, capostipite dei conti di Roccatederighi, edificarono il castello. Nel 1249 l’imperatore Federico II decise di togliere il potere sia al vescovo che ai Guasco. Gli abitanti del paese iniziarono ad autogovernarsi ed elessero  il podestà, senza chiedere alcun permesso al vescovo. Dopo poco iniziò una dura lotta tra il vescovo e il Comune, proprio per il dominio del castello. Lo scontro andò avanti finché il castello passò sotto il controllo di Firenze.

Nei primi anni del Trecento il Comune “legalizzò” la conquista acquistando la porzione di castello e dei diritti signorili spettanti ai Conti Pannocchieschi e ai Guasco, finché nel 1318 ottenne dal vescovo Ranieri Belforti la cessione della quota vescovile della Signoria. Ne nacque una vertenza che durò fino alla metà del secolo, con la cessione compiuta dal Vescovo Filippo Belforti. Gli uomini di Montecastelli per due volte giurarono fedeltà al Comune di Volterra (nel 1319 e nel 1337), ma nel 1370 si sottomisero al Comune di Firenze per tornare sotto il controllo volterrano nel 1381. Salvo un’altra parentesi fiorentina, dal 1429 Montescastelli seguì le sorti del Comune volterrano. Alla fine del XVIII secolo la sua comunità fu incorporata a quella di Castelnuovo Val di Cecina.

Il paesino è strutturato a cerchi concentrici, con stradine strette, passaggi coperti e case in pietra, in perfetto stile medievale. Le due strade principali, parallele, portano alla pieve e alla torre. Tra i resti delle antiche mura, ancora visibili alla base delle case, si fa notare la porta di accesso sul fronte meridionale, costruita in blocchi squadrati di pietra con un arco a tutto sesto.

Altre cose da vedere: la chiesa dei Santi Filippo e Jacopo, sulla sommità del colle, eretta dal Vescovo di Volterra Ildebrando Pannocchieschi nel 1186. La Rocca-Torre dei Pannocchieschi, attualmente proprietà privata e non accessibile. Nel 1215 il vescovo Pagano dei Pannocchieschi fece costruire la torre a difesa della chiesa adiacente. Fu distrutta dalle milizia del Comune di Volterra (1219) e ricostruita dal Vescovo Felice Belforti nel 1343.

Andrea Bertolini

 

 

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