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Nato il 31 maggio 1975 a Cascina (Pisa), laureato in Legge, avvocato, Leonardo Cosentini è sposato con Yara e ha due bambine, Beatrice (10 anni) ed Eleonora (8 anni). Assessore all’Istruzione del Comune di Cascina con delega a Politiche Culturali, Tradizioni, Scuola, Rapporti con l’Università, Associazionismo, Promozione Turistica e Sport, alle prossime elezioni di maggio si presenta come candidato sindaco per il centrodestra. L’Arno.it gli ha posto alcune domande provando a sviluppare, con lui, un ragionamento che parte dal passato e arriva dritto al futuro.

Partiamo da un gioco, facendo un salto in avanti di 10 anni. Lei non solo è stato eletto sindaco quest’anno, ma è stato anche riconfermato per il secondo mandato. La domanda che le pongo è questa: com’è Cascina nel 2030?
(Sorride). Grazie, lo prendo come un buon auspicio. La Cascina che vedo tra dieci anni è riqualificata a livello scolastico e sportivo, con una viabilità potenziata, uno sviluppo più coordinato delle attività produttive, del commercio, dell’industria e dell’artigianato. E sicuramente anche più verde.

Su questo tema in una recente intervista ha parlato del desiderio di piantare fiori…
Sì, sono cresciuto con mio babbo giardiniere e ho avuto modo fin da piccolo di apprezzare la bellezza che le piante e i fiori possono dare. Vorrei che i cittadini, quando attraversano le strade del nostro territorio, percepissero l’attenzione e la cura per i dettagli da parte dell’Amministrazione e la valorizzazione della nostra identità. La bellezza salverà il mondo. Lo credo fermamente. E il bello oltre a far bene all’ambiente fa bene anche allo spirito.

A quali valori ispira la sua azione e cosa ritiene sia più importante quando uno decide di fare politica?
I miei valori sono cristiani e questo sicuramente ispira le mie scelte. Ritengo inoltre necessario capire, ascoltare, discutere e diffondere. Prima di tutto bisogna studiare e cercare di conoscere i problemi e le necessità, poi occorre fare una sintesi, tenendo conto che chi amministra lo fa nell’interesse di tutti, non solo di chi lo ha votato. Infine si deve spiegare ai cittadini le decisioni che si prendono, far capire perché si è fatta quella scelta.

Quando ha iniziato a fare politica? Ricorda come si avvicinò e cosa faceva? (riunioni, assemblee, letture, ecc.).
Mi sono sempre documentato e ho seguito la politica. La prima volta che decisi di impegnarmi in prima persona fu per denunciare il grave stato di degrado in cui versava la strada dove abitavo, via Trebbiano, a Casciavola. Raccolsi 200 firme e le feci protocollare in Comune, allegando le foto. Il risultato, positivo, fu che la strada venne asfaltata e fu realizzato il marciapiede e l’illuminazione. Successivamente fui contattato da Sergio Gobbi, consigliere comunale di An, che mi invitò a partecipare ad alcuni incontri. Nel 2011 mi candidai e fui eletto consigliere comunale. Ricordo anche di essermi impegnato nel “Comitato alluvionati”, tra il 2009 e il 2010. Mi è sempre piaciuto impegnarmi per gli altri, mentalmente sono fatto così, mi piace farlo e non mi costa fatica.

Mi può dire un difetto della sua parte politica? E il pregio più grande?
A livello locale direi che il difetto maggiore è nella comunicazione delle cose fatte. Su questo aspetto bisogna lavorare molto. Il pregio è questo: siamo in mezzo alla gente.

Che giudizio dà dell’amministrazione cascinese del centrodestra?
È positivo. Prima di tutto tenendo conto delle difficoltà: abbiamo trovato notevoli problemi finanziari e ci siamo dovuti impegnare a fondo nel risanare il bilancio e rilanciare lo sviluppo della città. Pensi che, per fare un esempio, la situazione era così grave che non c’erano neanche 40mila euro a disposizione per poter realizzare una nuova aula che ci serviva in una scuola. Poi vorrei ricordare l’importanza del piano sottoscritto con Pisa per l’area territoriale. Cascina prima di noi era rimasta ferma al palo, ora invece è tornata a muoversi e a guardare con fiducia al futuro. Dopo aver sistemato i conti e aver posto la necessaria attenzione ai costi, abbiamo dato la possibilità a tutti di partecipare alla “cosa pubblica”, al di là dell’appartenenza politica.

Facciamo un salto indietro di alcuni anni. Che giudizio si è fatto della sconfitta di Alessio Antonelli nel 2016?
È maturata all’interno della sua stessa area politica. Si era inimicato tutte le categorie, le associazioni di volontariato e il mondo sportivo, e anche per questo fu lasciato solo. Forse è stato penalizzato anche dal suo rapporto non facile con la città. Di certo le divisioni in seno alla sinistra giocarono molto a suo sfavore, a partire dalle primarie per la scelta del candidato della sinistra, che contribuirono ad acuire le distanze tra le varie correnti. Poi, sicuramente, se ha perso (e per soli 100 voti) fu soprattutto perché a Cascina c’era un diffuso malcontento.

Mi può indicare le sue tre priorità nel caso fosse eletto sindaco? E il rischio maggiore se vincesse il suo principale sfidante?
Scuola e sviluppo del territorio dal punto di vista commerciale, artigianale e industriale, valorizzando le eccellenze che abbiamo qui accanto a noi. Vorrei fare di Cascina un hub per le nuove attività, dando un’opportunità alle tante eccellenze che vi sono nel nostro territorio. Se dovesse vincere la sinistra si tornerebbe ad una logica prettamente ideologica, con una visione molto parziale della città. La visione della sinistra non è aperta come la nostra, ma di parte: pensa soprattutto a gestire il potere non ad amministrare.

Nella campagna elettorale del 1994 si parlò, tra le altre cose, dei centri commerciali e dei rischi che avrebbero corso i negozi. Che strada vede, oggi, per rilanciare la vita fuori dai grandi magazzini?
Secondo me in una città possono convivere sia i centri commerciali che i piccoli negozi. Questo soprattutto in una realtà come la nostra, molto identitaria, con 22 frazioni e 11 scuole elementari sparse sul territorio. È importante mantenere i negozi di vicinato, tra l’altro le nuove linee di tendenza vedono un importante e significativo ritorno alle piccole dimensioni commerciali. Sicuramente bisogna pensare anche alla comodità, per i clienti, di poter frequentare i piccoli negozi. Come Comune vorrei un piano per defiscalizzare le nuove attività, per almeno per 2-3 anni: zero tasse da pagare. Questo darebbe un senso di svolta importante a favore di chi vuole fare impresa. Un’altra cosa: abbiamo la fortuna di avere tre università vicine a noi, questo ci può aiutare a creare sviluppo. Lo stesso dicasi per il nostro liceo artistico, che funziona ed è molto valido. Mi piacerebbe inoltre fissare un bando per il rifacimento delle facciate, che insieme a quelli previsti dallo Stato riconosca altri benefici fiscali per chi si avvale delle nostre imprese. Questo servirebbe a dare lavoro a chi abita e lavora qui. In altre parole vorrei un Comune del sì.

È il suo slogan?
Mi piace l’idea che ogni tanto anche lo Stato e le istituzioni, a partire da quelle a noi più vicine, come i Comuni, dicano di sì ai cittadini. È questo il rapporto che vorrei che il Comune avesse nei confronti dei cittadini ma anche dei propri dipendenti. Chi lavora per il Comune deve sapere che da parte mia ci sarà sempre la massima fiducia. Ciò, ovviamente, non fa venire meno il diritto-dovere di svolgere i necessari controlli. Lo stesso vale per i cittadini. La mia fiducia nei loro confronti c’è e ci sarà sempre. Vorrei che si sviluppasse una fiducia reciproca, sentendosi tutti parte di una comunità.

Leonardo Cosentini con la moglie Yara

Le offriamo la possibilità di lanciare un appello a tutti gli elettori di Cascina . Dica pure…
Votate la persona. Visto che è un’elezione locale, quello che fa la differenza è scegliere la persona che si ritiene possa essere più adatta a ricoprire il ruolo di sindaco Non è una questione ideologica o di appartenenza politica. Si tratta di scegliere un sindaco che sia in grado di rappresentare tutta la comunità, non solo chi lo ha votato. Visto che mi ha parlato di slogan il mio potrebbe essere questo: #lapersonagiusta

Un’ultima domanda: in caso di elezione si impegna a restare in carica fino alla fine del suo mandato?
Assolutamente sì. Se alla fine, in coscienza, dovessi sentire di aver lavorato bene, allora chiederei di essere confermato. Altrimenti non avrei problemi a lasciare spazio ad altri.

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