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Il gruppo Ferrero decide di investire, in Toscana, per aumentare la produzione italiana di nocciole, al fine di produrre la famosissima Nutella. Una buona notizia, visto che l’iniziativa porta lavoro e ricchezza al territorio compreso tra la Valdichiana e il Valdarno. Cinquecento ettari in tutto, da coltivare a nocciole. Ma se Confagricoltura esulta (“buona notizia”) c’è anche chi protesta. Si tratta, come si legge su Firenze Today, di “Slow Food Valdarno“, secondo cui l’iniziativa di Ferrero metterebbe a rischio la biodiversità e l’ambiente locale. “Invitiamo le lobby interessate – dichiara l’associazione – a desistere dalla volontà di proporre azioni che mettano in pericolo il nostro territorio e favoriscono solo i loro interessi, dichiarando la nostra ferma volontà di manifestare per contrastare le politiche che compromettano uno sviluppo corretto, bello e lungimirante”.

Viene da chiedersi quali danni irreparabili possa creare all’ambiente e al territorio la coltivazione a nocciole di 500 ettari. Non stiamo parlando di tutto il territorio verde convertito a tale produzione ma solo 500 ettari. Che dire, allora, dei vigneti e degli oliveti che dominano nel paesaggio toscano e che sicuramente un tempo non esistevano? Hanno causato danni irreparabili? Hanno devastato il territorio e la biodiversità toscana? Forse sì. Ma quanti vantaggi hanno portato alla stessa campagna e all’uomo che vive e lavora a stretto contatto con essa?

Per Slow Food, come si legge su Firenze Today , la forte domanda di nocciole da parte di grandi aziende dolciarie e multinazionali “conquista migliaia di ettari agricoli in zone dove, per tradizione, trovavano dimora altre coltivazioni. Un’area molto ampia tra Lazio, Umbria e Toscana ha cambiato drasticamente il paesaggio. Il mondo agricolo deve prendere coscienza che la monocoltura intensiva è l’anticamera di una situazione di insostenibilità ambientale e sociale”.

Il presidente di Confagricoltura Toscana, Marco Neri, non ci sta e sottolinea che “non c’è alcuna evidenza del fatto che l’impianto dei noccioleti nei termini previsti dal nostro accordo con Ferrero possa mettere a rischio l’ambiente. C’è evidenza del contrario, cioè del fatto che i nostri produttori avranno garantito l’acquisto di una elevata percentuale di prodotto ad un prezzo preventivamente concordato”. E aggiunge: “Gli imprenditori agricoli sono i primi a sapere che l’ambiente va rispettato, perché dalla sua tutela traggono il proprio sostentamento. E siamo i primi a riconoscere nella sostenibilità l’arma da usare per far entrare i giovani nelle aziende e per garantire una sufficiente redditività delle nostre attività. La sostenibilità ambientale, economica e sociale è il nostro principale obiettivo. Ci lascia a dir poco perplessi chi pretende di subordinare la libertà di impresa non alla reale tutela dell’ambiente, ma a prese di posizione ideologiche e prive di riscontri oggettivi”.

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