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Giuseppe Capuano

Ci siamo quasi. L’uscita de “L’amica geniale” seconda stagione, che si intitola come il secondo volume di Elena Ferrante, “Storia del nuovo cognome”, è fissata per lunedì 10 febbraio 2020 su Rai 1 e Rai Play. Ma ci sarà anche un’anteprima nelle sale cinematografiche il 27, 28, 29 gennaio con i primi due episodi. La fiction in tv durerà quattro puntate per otto episodi, due a puntata dunque. I primi due continueranno a svolgersi a Caserta e Napoli, in particolare nel Rione Vecchio, dove sono stati ricostruiti anche la scuola, i giardini e la casa della maestra, i luoghi in cui Lenù e Lila trascorrono insieme l’infanzia e l’adolescenza.

I fan del romanzo sanno però che nel secondo capitolo de “L’amica geniale” lasceremo Napoli per raggiungere l’Arno e precisamente Pisa, dove Lenù decide di trasferirsi per frequentare l’Università, la Normale. Tra i luoghi “geniali” troveremo quindi luoghi noti: i lungarni, Borgo, piazza delle Vettovaglie, piazza della Berlina e piazza dei Cavalieri. Nella saga la nostra città assumerà un significato profondo, rappresenterà per Lenù il luogo della crescita personale, così come lo è stato, e continua ad esserlo, per i tanti giovani che ogni anno, provenienti da luoghi vicini e lontani, si iscrivono alle nostre università e trascorrono alcuni anni ai piedi della Torre.

Nel libro e nella fedele fiction la giovane infatti, da spaurita ragazzina di periferia qual era, si trasformerà in una donna elegante e disinibita. Le scene di questo episodio sono state girate tra luglio e settembre scorso e i pisani hanno partecipato, con allegrezza e compostezza, alla trasformazione di pezzi nobili della città in set cinematografici, accalcandosi a qualsiasi ora al limitare delle scene, chiedendo autografi, selfie, facendo foto, ripassando dal vivo le trame del romanzo, facendosi trasportare a ritroso negli anni ‘60, con gli anziani che orgogliosamente ripetevano “sì, mi ricordo”.

Tanti giovani pisani hanno partecipato più da protagonisti all’evento, sto parlando delle “comparse”, accorse numerose ai vari provini. Una di esse, Sara Genovesi, 24 anni, mi ha raccontato le sue “geniali” partecipazioni. Intanto va detto che Sara è esperta in materia, frequenta l’ultimo anno di Discipline dello Spettacolo e della Comunicazione e il suo progetto nel cassetto è ovviamente fare l’attrice. Ha esperienza nel campo teatrale, ha frequentato corsi organizzati dal Teatro Verdi e dal Festival teatrale di San Miniato. Ha avuto ruoli da protagonista in produzioni laboratoriali del Verdi come “Il giardino dei ciliegi” di Checov, il “Tartufo” di Moliere, la “Trilogia della villeggiatura” di Goldoni. La sua partecipazione da comparsa è stata dunque motivata dal fare esperienza sul campo, dalla possibilità di vedere dall’interno un set cinematografico. L’arruolamento è stato semplice: la responsabile le ha chiesto una foto e la disponibilità ad una prova costume.

Una volta deciso che sì, “Sara fai parte del gruppo”, ha dovuto essere disponibile per un mese intero con chiamata/avviso il giorno prima. La giornata di lavoro durava grosso modo dalle 9 alle 19, con una breve pausa pranzo che quasi sempre si svolgeva al Bazeel, il pub d’angolo tra il lungarno e la piazza Garibaldi. Si cominciava dal trucco, semplice, come si addiceva alle ragazze dell’epoca, studentesse con l’obiettivo della laurea, con un look (a quei tempi non si chiamava ancora così) minimalista. Poi la costumazione: gli abiti, rigorosamente anni ‘60, provenivano da Caserta e da altre sartorie storiche, con un lavoro di adattamento sui capi, anche per dar loro l’effetto vissuto, sembra che abbiano ritinto perfino i calzini.

Sara mi racconta che c’era un’attenzione maniacale ai costumi, agli accessori, agli elementi scenografici. I giovani studenti erano quasi sempre rasati (la moda sessantottina dei barbudos castristi sarebbe apparsa poco dopo), si coprivano con il trucco anche eventuali fori all’orecchio, i capelli erano quasi sempre corti. Sara, per esempio, ha dovuto rinunciare alla sua lunga capigliatura per un taglio più adatto all’epoca e decisamente più sbarazzino. Inoltre le scene erano girate nei mesi caldi e indossare giacche e cappottini per lunghe ore non era certo piacevole. Gli attori protagonisti spesso giravano seguiti passo passo da aiutanti portatori d’ombra. Un’altra “tortura” era rappresentata dal calzare scarpe d’epoca; chi se le ricorda sa che erano tutte rigorosamente di pelle, o quasi, con scarsa attenzione al comfort, almeno per come lo intendiamo adesso con i modelli sintetici, ipermollegiati e ipertraspiranti. Le auto d’epoca venivano ovviamente “pisanizzate” nella targa, i giovani non sanno che a quei tempi le targhe riportavano come prime cifre la sigla della Provincia.

La preparazione preliminare avveniva alle Manifatture Digitali Cinema Pisa, che ha stanze e ambienti idonei allo scopo: sala casting, sala trucco e parrucco, sala costumi con camerini e docce. La nostra Sara ha fatto la comparsa in ben cinque occasioni e location, quattro all’aperto e una in interno, precisamente all’Hotel Victoria, che ha simulato il dormitorio della Scuola Normale. Sul set regnava un’atmosfera simpatica ma con rigide regole comportamentali: no foto e soprattutto divieto di postarle.

Ora Sara non vede l’ora di rivedersi e anche noi, fan sfegatati di questa saga al femminile dove gli uomini sono, per l’appunto, comparse, con lei aspettiamo trepidanti l’inizio della nuova serie.

 

 

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