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Giovanni Del Corso

Serse, re dei Persiani, disse a Leonida, sovrano degli Spartani: “Scaglieremo tante frecce contro di voi che oscureremo il cielo. Rispose Leonida: “Bene, così combatteremo all’ombra”. A quei tempi erano molto famose le giuggiole (o zizzole), frutto conosciuto da millenni, utilizzato per energizzare le truppe e molto utile anche per gli sportivi. Uno studio della Texas Woman’s University ha nobilitato questo frutto mangiando il quale si assume magnesio e si abbassa il colesterolo. Un modo per gustarle è il brodo di Giuggiole di Giovanni, elisir d’amore pisano.

La ricetta

Per prima ‘ osa ‘un ti fa’ ngaboia’ da titolo ‘he cià quersta ricetta; sbagli se pensi ‘he sii una minestra:  ti vòi brucià’ lo stomao e le budella? E Livornesi, è noto, ciànno ‘r ponce ma ‘Pisani per fanni un ber dispetto inventonno, un so quando, ‘sta bevanda che solleva, ‘un ci rédi, anima e corpo: gliè robba ‘he resuscita anco ‘ morti. M’ha dato la ricetta “r sor Del Corso, vello del ristorante ‘n piazza Dante che si ‘hiama ‘osì: “Ar Vecchio Teatro”. Ora spiego anco a te come si fa. E guarda, nun lo sottovalutà, perché se te ha’ mangiato tanto e un po’ pesante… sapesse ‘ome ti aiuta a digerì!

Per base devi usà frutta ‘andita, sopra ci metterai màndole e noci, accompagnate da castagne secche: buttaci de’ pinoli ‘oll’uvetta e sopra ancora bucce di limone, d’arancio e se ce l’hai di mandarino. E ‘ntanto cocerai bene le giuggiole (velle che anco zizzole eno dette) in acqua collo zucchero e ‘r limone. Travasa tutto ‘vanto ‘n dell’avéggio.

Ora ar tutto ni devi da’ vigore, sicché ci verserai der sassolino, der cognacche, der rumme e der mistral; anco ‘l liquor di mirto ci sta bene, magari cor un po’ delle su’ bacche; da ùtimo unirai foglie d’alkloro. Tutto vanto lo lasci lì tre giorni a macerà, rumando per benino. Passato ‘r tempo, mèttilo ‘n sur fòo e aggiungi delle tazze di ìaffè (meglio se l’averai fatto ‘or bricco).

Bolli tutto, ma ‘n modo morto lento, e servilo ben cardo a fine pranzo. Er sapore e ll’aroma… ‘un te lo dio: vedrai ‘he lo vorran tutti du’ vorte. E seppoi vo’ fa’ prima ll’esperienza, prova a ‘ndallo a assaggià’ ar “Vecchio Teatro”, potrai cenà davvero alla pisana e compreta’ così còr nostro ponce.

Piero Consani

Le tradizioni un devono mai esse scancellate. Enno le ‘ose più ganze ‘he ci rimangano, specialmente ‘n d’un mondo sgangherato ‘ome ‘vello ‘he si vive oggi. Se poi glienno tradizioni da tenè le gambe sotto la tavola, allora guai a chi le tocca!

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