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In Piazza dei Cavalieri erano circa 7mila persone. E tra la folla c’è chi mugugna quando, tra gli interventi, si comincia con un “cari compagni”. Sì, in piazza ci sono anche loro, i nostalgici del Pci, ma anche tanti, tantissimi che quando sono nati il Pci non esisteva più. Perché il movimento della Sardine, si sa, si rivolge soprattutto ai giovani. Dunque, anche se il cuore batte (soprattutto) a sinistra, non c’è spazio per i vecchi arnesi della politica né per quelli che vogliono mettere il cappello sulle piazze gremite di persone. L’unico collante veramente forte che tiene unito il movimento variopinto delle sardine è la forte opposizione alle politiche e ai valori della Lega. Quindi no ai decreti sicurezza e no alle politiche sull’immigrazione volute da Salvini. Certo, un altro collante è “Bella ciao“, il canto della resistenza antifascista. Ma da qui a bollare come comuniste (tutte) le sardine ce ne corre. “No all’odio e all’ignoranza, meno squali e meno tonni, sì alla pace e alla democrazia e molte, molte più sardine”, si legge su uno dei tanti cartelli esposti dai manifestanti.

La composizione della piazza è eterogenea: giovani e meno giovani, studenti della Normale (che si affaccia proprio sulla piazza), dell’università e delle superiori, attivisti di partito e iscritti ad associazioni. Tutti si vogliono sentire “stretti come sardine”, come l’efficace slogan che, dalla prima manifestazione di Bologna, ha dato il nome al movimento. In piazza c’è anche qualche politico, come ad esempio la consigliera regionale Alessandra Nardini (Pd): “Sono stata in Piazza dei Cavalieri, oggi la piazza delle Sardine, per ascoltare e condividere richieste chiare alla politica e alla sinistra, da parte di un popolo che riscopre la parola insieme: combattere uniti per diritti sociali e civili, in un tempo in cui la destra ci vuole divisi gli uni contro gli altri questa piazza, intonando Bella Ciao, chiede che vengano redistribuiti ricchezza e diritti, reagendo con forza al riemergere di tendenze autoritarie e discriminatorie e alle politiche disumane della Lega e di Salvini, abolendo i decreti sicurezza. È significativo – prosegue – vedere una piazza così piena, apertamente antifascista, a solo un anno dalla conquista della città da parte di una destra che toglie le panchine ai senzatetto e discrimina i bambini nell’accesso agli asili. La povertà non si strumentalizza come un’arma: la povertà si combatte”.

Tamara Nocco, tra i leader delle sardine pisane, spiega che “occupare la piazza è un segno di resistenza civile per dire alla politica di occuparsi di noi. (A Roma) ho partecipato all’incontro con cui il movimento cerca di darsi un’organizzazione e il messaggio emerso è che dobbiamo continuare a fare quello che stiamo facendo: il nostro potere sono la creatività e la cultura intesa come informazione: dobbiamo impegnarci per spiegare alle persone le leggi e quanto le norme ci riguardano direttamente”. Nel mirino ci sono soprattutto i decreti sicurezza. Nocco aggiunge che “noi contrastiamo tutto questo per una società più aperta capace di includere anziché escludere… la nostra è una rivoluzione antifascista per una cultura dell’accoglienza”.

Non sappiamo che destino avranno le sardine. Se finiranno inscatolate in qualche vasetto o barattolo di vetro, pronti a sfamare l’appetito famelico di qualche partito o movimento, oppure se, a forza di riempire le piazze, riusciranno a dare la scossa rinnovando la sinistra italiana, sempre più divisa e incapace di trovare una direzione certa. Una cosa sicuramente apprezzabile di questo movimento è la voglia di riappropriarsi delle piazze (reali), uscendo dalla politica inchiodata sui social. La voglia di contarsi e partecipare non può che far bene alla democrazia. La fase più difficile sarà quella di spostarsi dalla protesta alla proposta. E, magari, all’impegno politico diretto. Se mai ci sarà.

Foto di Giordano Ambrogini. Quella in alto è stata pubblicata su Facebook

1 Comment

  1. antonio c. Reply

    ci mancavano anche l’acciughe … ora siamo al completo.

    p.s.
    manifestazioni apolitichèga

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