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Giuseppe Capuano

Mercoledì 4 dicembre presso la Camera di Commercio di Pisa ha avuto luogo la presentazione del volume “Vallis Arni # Arno Valley – La Toscana dal fiume al mare: tra eredità storiche e prospettive“, a cura di Maria Luisa Ceccarelli Lemut, Fabrizio Franceschini, Gabrielle Garzella, Olimpia Vaccari.

Dopo i saluti di Riccardo Costagliola, presidente della Fondazione Piaggio, e di Valter Tamburini, presidente della Camera di Commercio di Pisa, sono intervenuti Massimo Sanacore, direttore Archivio di Stato Pisa, Stefano Casini Benvenuti, direttore Irpet Regione Toscana e Mario Montorzi, Università di Pisa.

Il libro è edito da Pacini Editore e a mio parere sarebbe un ottimo regalo di Natale per chi, abbandonando la retorica campanilistica, volesse capire meglio le prospettive sociali, economiche, culturali di un’area così importante e decisiva non solo per la Toscana e l’Italia ma, oserei dire, per buona parte dell’Europa. Il volume, che vede il contributo di autori di diversi settori disciplinari, ricompone un quadro d’insieme sulla base delle ricerche condotte fino ad oggi, utile per valutare la possibilità di rinascita di questo sistema territoriale nei suoi diversi aspetti.

Gli interventi che si sono succeduti perciò hanno avuto sì anche un sapore storico ma sempre correlato a una visione del futuro, almeno quello prossimo. L’Arno infatti è stato per secoli la matrice dell’assetto territoriale di gran parte della Toscana: non solo fiume ma l’epicentro di un “sistema a rete” esteso ai suoi affluenti, alle paludi e al mare, che abbracciava anche le città e i territori dell’interno e della costa. La sua rilevanza economica e sociale si estese anche all’ambito politico e culturale. Gli importanti cambiamenti sviluppatisi dall’Ottocento hanno segnato il declino del fiume, finché nel secondo Novecento la scomparsa definitiva di attività e funzioni svolte per secoli ha privato l’Arno non solo del ruolo storico di collegamento tra la Toscana interna e il mare, ma anche della funzione di catalizzatore sociale, culturale e politico.

Significativo come esempio virtuoso quello che successe nell’immediato dopoguerra, all’inizio dell’era consumistica. Le condizioni al contorno, che determinano sempre lo sviluppo di un sistema, vedevano la presenza nel territorio di elevate capacità artigianali/manifatturiere e imprenditoriali legate a un knowhow considerevole. Il risultato fu uno slancio economico, sociale e culturale di tutto rispetto, la nascita di un sistema potente e vario di piccole imprese che tutt’oggi, sia pur fra mille difficoltà e “perdite” sul campo, resiste.

Bisogna dunque ritornare a un lavoro sinergico fra il mondo politico, imprenditoriale, culturale che ritorni a fare rete, che rompa le barriere comunali, che valorizzi ed estenda le molte risorse del territorio: il porto di Livorno, pista di decollo nel mar Mediterraneo, l’entroterra a grande vocazione agricola, la costa con il suo duplice aspetto, industriale e turistico, le città serbatoi di cultura e servizi.

Siamo alle soglie di un nuovo ciclo economico e sociale, quello che avrà al centro gli aspetti ambientali, che dovrà coniugare salvaguardia e sviluppo, che cambierà radicalmente i paradigmi della sicurezza e dello stare insieme. Il nostro territorio ha le condizioni al contorno per fare bene ed essere uno dei protagonisti di questo sviluppo, anche se non mancano delle criticità “storiche”, come una rete infrastrutturale decente e un invecchiamento demografico preoccupante.

Come esempio di realizzazione di un buon futuro prossimo vorrei citare perciò la ciclopista dell’Arno, dalle sorgenti al mare, 220 Km fra colline, campagne, città d’arte, una realizzazione per niente faraonica che coniuga rispetto per l’ambiente e valorizzazione turistica e non solo della nostra bella valle.

Avanti così allora, con un lavoro sinergico come questo libro ha in piccolo realizzato perché, come ha detto Costagliola non senza una punta di orgoglio, questo volume è riuscito a mettere insieme le tre fondazioni di Pisa, Livorno e Pontedera. E non mancano all’interno i saluti di tutti e tre i sindaci delle città che al tempo della genesi della pubblicazione erano rispettivamente della Lega, dei 5 stelle e del Pd. Insomma, un piccolo miracolo editoriale/politico.

Ma un’altra curiosità aleggiava nella sala: tutti gli interventi sono stati svolti da persone o nate a Livorno o che con questa città hanno avuto molto a che fare. Livorno capitale dell’Arno allora?

Giuseppe Capuano

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