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Se non ci fossero state le castagne moltissime persone, anche nella nostra regione, non ce l’avrebbero fatta a sopravvivere durante la Seconda Guerra Mondiale. Perché oltre che per le bombe e i rastrellamenti si moriva pure di fame, come ha raccontato chi ha vissuto in quegli anni difficili. Per secoli le castagne sono state alla base dell’alimentazione della nostra terra. Si mangiavano in vari modi: arrostite, bollite ma anche con torte o altri piatti cucinati con la farina ricavata dai preziosi frutti dell’albero. Ora ci sono molti meno castagni di una volta e spesso le castagne si comprano dai fruttivendoli, o al mercato, pagando diversi euro. Per non dire delle caldarroste vendute per strada a cifre esorbitanti.

In una scuola superiore di Pontremoli (Massa Carrara), l’Istituto Pacinotti-Belmesseri”, è partito un progetto volto a sensibilizzare i giovani sull’importanza delle castagne e del castagno nello sviluppo economico del territorio. Sono stati approfonditi vari temi legati alla castagna e al territorio, dalla coltura all’alimentazione, dalle tradizioni alla nutrizione, dal turismo al marketing. Il professor Paolo Lapi, coordinatore del convegno che si è svolto al Teatro della Rosa, ha sottolineato l’importanza della castagna nell’alimentazione lunigianese, “con almeno 30 piatti diversi cucinati con questa farina”.

Terra ricca di boschi, la Toscana conta oltre 175mila ettari di castagno: dalla Garfagnana all’Amiata, dal Mugello alla montagna Pistoiese, dal Casentino alla Lunigiana. Sono ben cinque le castagne toscane (o i suoi derivati) a denominazione di origine. Ecco quali sono: il Marrone del Mugello Igp; il Marrone di Caprese Michelangelo Dop; la Castagna del Monte Amiata Igp; la Farina di Neccio della Garfagnana Dop; la Farina di Castagne della Lunigiana Dop.

Almeno una volta nella vita bisogna fare l’esperienza di andare a raccogliere le castagne. Un tuffo nella natura respirando aria buona a pieni polmoni e pregustando il sapore di questi splendidi frutti.

Le castagne nell’antichità

I Greci, che conoscevano e apprezzavano il castagno, ne svilupparono la coltivazione selezionando le varietà. Le castagne venivano consumati in moltissimi modi diversi (dal pane nero alle minestre). Senofonte (IV secolo a.C.) parla di “albero del pane”.  Per il poeta Marco Valerio Marziale nessuna città poteva gareggiare con Napoli per la bontà delle castagne arrostite. Anche Plinio il Vecchio racconta del pane fatto con le castagne: se ne cibavano le donne in onore di Cerere, la divinità della fertilità

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