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Chi l’avrebbe mai detto che i mitici giri di parole nonsense del conte Mascetti e dei suoi sodali sarebbero sbarcati all’università? Eppure è proprio così. Il 27 novembre alle ore 9,00 presso l’Università degli Studi di Firenze (Aula 105 in Via Laura 48) si parlerà della “Fenomenologia della supercazzola”. Previsti interventi di Benedetta Baldi (presidente Corso di Studi in Scienze umanistiche per la Comunicazione Unifi, Zeffiro Ciuffoletti (docente di Storia sociale della Comunicazione Unifi), Roberta Lanfredini (docente di Filosofia Teorica Unifi), Matteo Galletti (docente di Filosofia Morale Unifi), Neri Binazzi (docente di Sociolinguistica italiana Unifi e collaboratore Accademia della Crusca), Antonio Vinciguerra (Storia della Lingua italiana Unifi e borsista Accademia della Crusca), Flavia Trupia (Associazione per la Retorica).

L’idea è della pagina Facebook Conte Raffaello “Lello” Mascetti e del brand di t-shirt Supercazzola, in occasione dei 4 anni da quando il termine è entrato nel vocabolario della lingua italiana Zingarelli. A proposito, che dice il dizionario a proposito della supercazzola? “Parola o frase senza senso, pronunciata con serietà per sbalordire e confondere l’interlocutore”.

L’attualità del messaggio

Qualcuno si potrebbe chiedere: ma che senso ha parlare della supercazzola addirittura all’università? In realtà nella comunicazione esistono moltissime frasi che sembrano corrette e logiche ma del tutto logiche non sono e, in taluni casi, sono utilizzate espressamente come strategie di persuasione. Un esempio classico (molto usato in politica) è quando si demolisce un interlocutore non sulla base di ciò che dice ma a livello personale. Un altro esempio è individuare un nemico comune in modo tale da non parlare di altre tematiche più urgenti e importanti. Oppure c’è anche il caso di chi sfoggia quantità industriali di numeri per convincere i propri interlocutori di conoscere a fondo ciò di cui sta parlando. C’è anche chi usa parole o espressioni dalla difficile comprensione, volutamente per non essere chiaro. Molti di voi sorridendo a questo punto diranno: “Ma questo è politichese!” È vero, ma solo in parte. C’è anche l’aziendalese.

Esempio di supercazzola in Amici Miei

Mascetti: “Tarapìa tapiòco! Prematurata la supercazzola, o scherziamo?”
Vigile: “Prego?”
Mascetti: “No, mi permetta. No, io… scusi, noi siamo in quattro. Come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribàcchi confaldina? Come antifurto, per esempio”.
Vigile: “Ma che antifurto, mi faccia il piacere! Questi signori qui stavano sonando loro. ‘Un s’intrometta!”
Mascetti: “No, aspetti, mi porga l’indice; ecco lo alzi così… guardi, guardi, guardi. Lo vede il dito? Lo vede che stuzzica?Che prematura anche? Ma allora io le potrei dire, anche con il rispetto per l’autorità, che anche soltanto le due cose come vicesindaco, capisce?”
Vigile: “Vicesindaco? Basta ‘osì, mi seguano al commissariato, prego!”
Perozzi: “No, no, no, attenzione! Noo! Pàstene soppaltate secondo l’articolo 12, abbia pazienza, sennò posterdati, per due, anche un pochino antani in prefettura…”
Mascetti: “…senza contare che la supercazzola prematurata ha perso i contatti col tarapìa tapiòco”.

 

 

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