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Sul futuro dello stadio del Pisa Sc se ne sono sentite di ogni genere. In attesa di veder ristrutturata (come si deve) la vecchia e gloriosa Arena Garibaldi, a Pisa spuntano alcune associazioni che gridano a gran voce che quei lavori non si devono fare e che lo stadio “deve restare dove previsto, cioè a Ospedaletto“. Ora, ognuno è libero di pensarla come crede, però un’affermazione del genere contiene una macroscopica lacuna. Se si afferma che lo stadio (nuovo) andrebbe costruito a Ospedaletto, bisognerebbe anche avere l’accortezza di indicare chi dovrebbe costruirlo. Non ci pare di vedere la fila di privati pronti a investire per realizzare il nuovo impianto in quella zona. Il Pisa SC ha fatto conoscere il proprio progetto, che può piacere o meno ma è una proposta di riqualificazione del vecchio impianto. Nessuno, al momento, sembra voler investire un euro per costruirne uno nuovo in un’altra zona periferica. Chi dovrebbe farlo, il Comune? E con quali soldi?

Le associazioni che hanno manifestato il loro disappunto sul progetto di ristrutturazione dell’Arena sono “La Città Ecologica“, “Fiab-Federazione amici della bicicletta” e “Legambiente“. Hanno organizzato un dibattito aperto al pubblico nel quale hanno esposto le loro idee, sollevando alcuni rilievi (ben undici) sulle varianti urbanistiche adottate in Consiglio comunale, che dovranno essere approvate a gennaio. Tralasciando i dettagli tecnici, c’è un particolare che ci sorprende. È una domanda. “Come mai il soggetto che propone di realizzare il nuovo stadio a Porta a Lucca non è disponibile a realizzarlo a Ospedaletto? Forse perché nel progetto prevede una superficie commerciale di 3650 mq oltre una superficie di ‘Somministrazione alimenti e bevande’ di 1200 mq su un’area espositiva del Pisa calcio di 320 mq. Forse che tali superfici hanno un valore enormemente superiore così vicino a Piazza dei Miracoli? Questo è secondo noi l’unico motivo per cui si vuol fare una scelta tanto assurda per il quartiere e la città”.

Cari signori, avete capito bene: il progetto mira a ottenere un ritorno economico. Cioè il profitto. Non è il male assoluto. È la legittima aspirazione di un imprenditore. Legate a questa operazione ci sono, va da sé, le sorti del Pisa Sporting Club (legate alla proprietà attuale). Ma non si tratta di ricatti. La società ha presentato un progetto alla città e alle istituzioni. La politica ha fatto – e sta facendo – la propria parte, nell’interesse primario della città e dei suoi abitanti. Com’è giusto che sia. Ma è insensato scandalizzarsi perché la società non vuol costruire l’impianto in un’altra zona. Lo si può proporre, ma la società ha già espresso le proprie indicazioni e, per il momento, il progetto è quello di sistemare il vecchio stadio. Libero il Comune di costruire un nuovo impianto dove vuole (coi propri soldi, se ne ha). Libera lo società di rivedere i propri piani. Magari anche trasferendo il campo in un Comune limitrofo.

Diritti in Comune, la lista di opposizione rappresentata a Palazzo Baleari da Francesco Auletta, ha sollevato quattro osservazioni, sottolineando che la variante urbanistica in questione “dovrebbe essere adeguata ai tifosi e alla squadra, in favore di residenti e della città. Tutto ciò che questo progetto non fa. Si è fatta propaganda sui tempi per dire che si viaggiava spediti, per una riqualificazione del quartiere, ma analizzando le carte non vediamo curato l’interesse pubblico della città, tutt’altro”. Critiche legittime, che fanno parte del normale e civile dibattito che deve sempre avvenire nelle sedi rappresentative. Diritti in Comune va giù pesante sottolineando questa cosa: “Viene il dubbio che ci sia stata una corsa per realizzare lo stadio, con la tendenza ad assecondare le esigenze di soggetti privati e loro bisogni finanziari”. Al contempo la lista che fa capo ad Auletta ribadisce che lo stadio lo vuole fare: “Fummo i primi due anni fa a chiedere il trasferimento della previsione urbanistica dello stadio da Ospedaletto alla sua sede tradizionale in centro”.

P.S.  L’Arena Garibaldi sorge in quella zona, a poca distanza dalla Torre di Pisa, dal lontano 1919. Nell’Ottocento quell’area era utilizzata come ippodromo e anfiteatro: era l’Arena Federighi. Insomma, per far divertire i pisani. C’erano pochissime case. Quelle che sono state costruite, rovinando (come qualcuno sostiene) il quartiere, sono venute dopo. Non è stata l’Arena a causare quei danni.

 

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