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Paolo Lazzari

Felpati al Lucca Comics&Games: una polemica ancora lontana dal suo epilogo. L’edizione 2019 della più grande kermesse europea dedicata al fumetto ed ai giochi è appena andata in archivio, ma gli echi delle rivendicazioni scaturite dal comitato “Lucca Crepa” continuano a rimbalzare potenti dentro e oltre le mura. Aveva provocato un qual certo imbarazzo, nei giorni antecedenti alla manifestazione, la diffusione di migliaia di volantini che recavano il logo di questo nuovo gruppo – per la maggior parte composto da ex dipendenti e collaboratori di Lucca Crea, la maxi partecipata del Comune che gestisce l’evento – informando sulle ragioni del dissenso. Il nodo era e resta quello di natura economica: troppo pochi i 3,50 euro all’ora attributi ai felpati, coloro che si occupano del controllo biglietti e dell’accoglienza all’interno degli stand, per pensare che nessuno alzasse la voce.

Il marchio di “Lucca Crepa” – nel frattempo è nato anche un nutrito gruppo Fb – ricalca volontariamente quello di “Lucca Crea”, con quella “P” scheggiata per trasmettere la sensazione di disagio economico vissuta dagli ex lavoratori. “Lucca Comics & Games – si legge nella nota che ancora oggi campeggia infuocata sulle pagine ufficiali del Comitato – è il secondo evento al mondo sul tema ed ha visto crescere di pari passo offerta ludica e utili”. Il riferimento va ai circa 20 milioni di euro messi via dalla società nell’edizione 2018, dato che stride rispetto ad uno stipendio orario che, come rivendicano i felpati – per lo più giovani ragazzi e ragazze – “va da un massimo di 4,60 euro/ora ad un minimo di 3,40 euro/ora”.

La polemica ha colto alla sprovvista gli organizzatori dell’evento, anche a causa delle tempistiche scelte: i Comics stavano per iniziare ed il tempo per stilare repliche accurate era davvero risicato. La questione è stata anche oggetto di un’interrogazione in Consiglio comunale da parte del consigliere Massimiliano Bindocci (M5S) e, a quel punto, rispondere è apparso inevitabile. “Faremo tutto il possibile per ripristinare una paga oraria proporzionata al lavoro svolto, mettendoci al lavoro subito dopo la fine dell’evento”, aveva detto a caldo il Presidente di Lucca Crea, Mario Pardini, tornato poi sul tema ieri: “Lavoriamo in un’unica direzione – le sue parole – ma non accettiamo di subire diffamazioni e strumentalizzazioni”.

Anche il vicesindaco ed assessore al bilancio Giovanni Lemucchi è intervenuto sulla vicenda per dichiarare che “non è accettabile descrivere Lucca Crea come un soggetto che si approfitta dei lavoratori. Se questo è il metro di giudizio è bene avere contezza che, in Italia, le pubbliche amministrazioni appaltano questi servizi all’esterno: la retribuzione dei ragazzi è allineata a quella di chi lavora nelle cooperative, in imprese di pulizie ed in aziende private. Queste persone, da contratto nazionale, percepiscono paghe orarie molto basse, a tratti imbarazzanti”. Per Lemucchi, dunque, “a Lucca Crea si sta chiedendo di fare quello che non fanno né i Governi, né i sindacati; nonostante questo l’amministrazione sta valutando se esistono spazi da un punto di vista legale per incidere sulle gare d’appalto e, quindi, sulla relativa retribuzione dei lavoratori impiegati”.

I titoli di coda restano comunque un miraggio: la vicenda, salita agli onori della cronaca nazionale, potrebbe adesso rappresentare un precedente importante per smuovere le ataviche incrostazioni di un sistema che, ben oltre l’esemplare caso Lucca, caratterizzano in negativo l’intero Paese.

Paolo Lazzari

Foto: Facebook (Lucca Crepa)

 

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