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Gli inquirenti cercano di chiarire i contorni della vicenda che ha portato alla morte di Moira Piermarini, la trentenne il cui cadavere è stato trovato lunedi mattina a Livorno, all’interno dell’area dell’ex stabilimento industriale Trw, dove domenica sera si era concluso un rave party a cui hanno preso parte circa 1.500 persone. Moira era nata a Roma e viveva a Vecchiano (Pisa). Figlia di un poliziotto in pensione, come la sorella faceva la parrucchiera. Il suo corpo senza vita, trovato all’interno di un’auto bianca in un piazzale vicino al capannone, non ci sarebbero segni esterni di violenza. Per stabilire le cause e la data del decesso sarà effettuata un’autopsia. Non si esclude alcuna pista, ma si fa strada l’ipotesi di un malore, forse dovuto all’assunzione di sostanze stupefacenti.

Il mistero

L’ultima notte di Moira è ancora avvolta nel mistero. Chiariamo subito il motivo. La donna, come si legge su Repubblica, è andata a dormire in quella macchina in cui poi è stata ritrovata. L’auto non era sua ma di un’altra persona, un operaio di 33 anni di Teramo, che ha partecipato al rave. Che racconta: “Mi sono svegliato e ho visto Moira dormire sul sedile accanto al mio. L’ ho chiamata ma non rispondeva”. Si sono conosciuti alla festa e lui l’ha invitata sulla sua macchina, che aveva lasciato vicino alla zona dove erano posizionate le casse. La polizia l’ha ascoltato come persona informata sui fatti. Resta da stabilire se la morte sia sopraggiunta, o meno, a causa dell’assunzione di droghe o altre sostanze.

A dispetto delle foto che ostentavano sicurezza, delle scritte da “dura” e delle apparenze, come raccontano i suoi amici Moira era una persona fragile. Alla fine di agosto su Facebook aveva scritto, di sé, riconoscendo di aver fatto diversi errori: “Ho sempre scelto strade sbagliate, persone sbagliate, ho scelto una vita sbagliata…Sicuramente se potessi tornare indietro non mi sarei fatta così tanto del male… in primis a me stessa e in secondo luogo alle persone che credevano fortemente in me”.

Genitori separati, Moira vive con la mamma, la sorella e la nonna. Con il padre aveva rapporti difficili. Forse anche per questo motivo si portava dentro una sofferenza difficile da superare.

I controlli

Le forze dell’ordine, avvertiti da una guardia giurata, si sono recati sul posto dove era in corso il rave limitandosi a controllare la situazione dall’esterno, senza intervenire. Identificate duecento persone, cinque sono stati denunciati, con il sequestro di due furgoni con attrezzature audio. Il questore di Livorno, Lorenzo Suraci, spiega il motivo per il quale le forze dell’ordine non sono intervenute prima. “Con 500 persone già dentro la situazione sarebbe diventata esplosiva. Sono luoghi pericolosi, pieni di rottami, frequentati da gente presumibilmente ubriaca o sotto l’effetto di sostanze psicotrope: l’uso della forza metterebbe ulteriormente a rischio l’ordine pubblico. Certo, si può intervenire prima, ma quando siamo stati avvisati l’area era già piena di gente. D’altronde è quasi impossibile venire a conoscenza di questi rave prima che sia troppo tardi: questi giovani si organizzano con applicazioni di messaggistica difficilmente intercettabili”. Poi spiega che gli organizzatori sono stati denunciati. “Credo sia un caso unico in Italia”.

 

Foto: Facebook

 

 

3 Comments

  1. Forse la denuncia degli organizzatori è un caso unico in Italia. Non è certamente unico il rave party con morto in una fabbrica abbandonata, ne abbiamo visto almeno un altro vicino a Milano.

  2. I morti al rave party non mi tolgono minimamente il sonno. Se sono “maggiorenni e vaccinati” sono liberi di bruciarsi il cervello come vogliono.

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