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Olivia Picchi

L’estate sforzesca a Milano pone spunti interessanti. Il Comune ha allestito all’interno del Castello palco e strutture su cui si sono svolti gli spettacoli della stagione estiva. Un mix di eventi, alcuni gratuiti altri a pagamento, di ogni genere: dalla danza classica, all’hip-hop, dalla musica elettronica al teatro. Mecna, Dona, Nada, il Teatro del Buratto, il Milano Contemporany Ballet, musica ascoltata nelle cuffie silenziose e teatro leggero delle risate estive goduto con gli amici e una birra seduti sul prato… un’offerta per tutte le età e tutte le tasche. Una rassegna di oltre 80 spettacoli da giugno a agosto, 150 artisti coinvolti e oltre 45.000 presenze.

L’aspetto interessante sono i costi: con questo sistema l’ente pubblico è riuscito a dare un’offerta culturale 10 volte superiore a quello che un comune avrebbe potuto finanziare direttamente. Il costo pubblico per spettacolo è stato in media inferiore a 4 mila euro. Ancor più interessante il rapporto fra investimento ed economie generate: il costo della rassegna, circa 270 mila euro, ha generato un volume di affari di oltre il doppio tra biglietteria, ristorazione, indotto alberghiero e riflessi occupazionali.

Tutto attraverso un bando di gara pubblico costruito con attenzione e competenze amministrative specifiche per tutti questi aspetti. Si è scelto di non contribuire più ai singoli spettacoli ma di investire su alcuni elementi strutturali che rendono possibile ogni tipo di spettacolo e che ampliano la partecipazione dei soggetti culturali dando a tutti le stesse condizioni di partenza, stimolandoli al contempo ad investire in qualità.

Milano diventa un esempio di innovazione culturale: una pubblica amministrazione che crea condizioni paritarie che si trasformano in economia per il territorio e nel benessere dei fruitori. Possiamo fare a Pisa tutto questo? Io penso che sia una riflessione da intraprendere. Scenari naturali come quello della Cittadella potrebbero essere location adeguate: adiacente al centro e con spazi adeguati.

È replicabile in toto l’esperienza di Milano? Probabilmente no, ma vale la pena fare lo sforzo di indagare se i luoghi e le piazze di Pisa devono essere prese in considerazione in virtù di parcheggi auto e lavaggio di gradini oppure possono diventare davvero il volano per il rilancio economico e culturale della città.

Io credo che sia uno sforzo che vale la pena fare convinta che Pisa, i suoi luoghi, la sua gente, i suoi talenti, i suoi operatori culturali e commerciali non abbiano nulla da invidiare a nessuno. Tutto sta nella voglia di accettare la sfida.

(Dati tratti dall’articolo di Andrea Minetto su che-fare.com del 26/9/2019).

Olivia Picchi
Vicepresidente commissione cultura e commercio
del Consiglio comunale di Pisa

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