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Non si placano le polemiche dopo la decisione dell’Amministrazione comunale di Pisa di intitolare una rotatoria a Beppe Niccolai, storico esponente della destra pisana e parlamentare del Msi per due legislature, scomparso nel 1989. Pubblichiamo, di seguito, la testimonianza di Cristiana Torti, che da una sofferta vicenda familiare spiega la ragioni della propria avversione rispetto alla scelta di Palazzo Gambacorti.

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Milton Torti era mio padre. Un cattolico democristiano serio e integerrimo. Un professore bravo e amato. Un politico generoso, rispettato e stimato anche dagli avversari.

Era un antifascista, e aveva pagato per questo. Di più aveva pagato suo padre, mio nonno, Avino Torti, autodidatta poverissimo arrivato con enormi sacrifici (andava a scuola a piedi, 15 km andata, 15 ritorno) ad essere capostazione, e licenziato poi dalle ferrovie perché non era iscritto al fascio e non voleva indossare la camicia nera (“di pulita, avevo solo quella bianca… “). Dissero che lo licenziavano “per scarso rendimento”. E così loro fecero la fame e presero anche tante legnate. Fu presa di mira anche la corale, che mio nonno dirigeva e che, sotto la sua guida, arrivò a tenere un concerto all’EIAR.

Molto tardi, ormai vecchio, gli fu riconosciuto il licenziamento per motivi politici, dopo tanti patimenti. Erano entrambi, Avino e Milton, democristiani di sinistra e amici fraterni di Giovanni Gronchi, che un giorno, già Presidente della Camera, venne a pranzo a casa nostra, con comprensibile panico di mia madre. Di Gronchi conservo lettere e autografi, spediti su carta della Presidenza della Repubblica a mio nonno e a mio padre, e una foto con dedica.

Non fecero carriera politica i Torti, troppo onesti e poco arrivisti. Non hanno neanche avuto una rotonda, a malapena il nome figura su una ambulanza dedicata. Allievo e poi amico stimato di mio padre fu Carlo Ciucci, un cattolico coerente, che anche io ho conosciuto e molto apprezzato.

Allo schifoso giornaletto “Il Machiavelli” ancora nel 1961 gli antifascisti davano fastidio. E li attaccava. Con cattiveria, con falsità e sarcasmo immotivato. Attaccò offensivamente anche mio padre. Allusioni, pesanti battute sulla sua statura e persino sul nome, l’epiteto sarcastico di “comunistello”. Non lo sopportavano questo democristiano autonomo, stimato, molto conosciuto e di sinistra. Che in tanti cercavano, che in tanti ascoltavano anche se non era un onorevole.

Mia madre soffrì per quell’articolo (guarda il ritaglio in fondo, ndr), io mi vergognai un po’, ma, bambina, fui tenuta fuori dalla polemica; lui, Milton, affrontò la cosa a testa alta e sminuì con ironia. Ma conservò tra le sue carte una copia di quel giornalaccio fascista, che certo mai avrebbe acquistato.

Il direttore di quel famigerato “Il Machiavelli”, periodico del M.S.I., Movimento Sociale Italiano, era Giuseppe Niccolai.
Quello che lavorò per il ripristino della pena di morte. Quello che per difendere il suo comizio fu massacrato Franco Serantini. Quello che fece attaccare frontalmente mio padre. Quello cui Pisa oggi intitola una rotonda.

Cristiana Torti

Milton Torti
Avino Torti
Una foto del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi con dedica a Milton Torti
L’articolo con cui “il Machiavelli” di Beppe Niccolai attaccò Milton Torti

 

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