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C’era davvero di tutto nel gruppo Whatsapp “The shoah party“, chiuso dopo un’operazione della polizia su tutto il territorio nazionale. Immagini pedopornografiche e scene di violenza inaudita, comprese scritte inneggianti a Hitler, Mussolini e all’Isis. A scoperchiare questa chat dell’orrore è stata una mamma di Siena, che nel gennaio scorso si presentata dai carabinieri per raccontare quanto aveva visto sullo smartphone del figlio. Dopo mesi di indagini le forze dell’ordine hanno fatto scattare le perquisizioni nelle case degli indagati, residenti in 13 province, da Nord a Sud. Coinvolti 25 ragazzi: 16 minorenni, tra i 13 e i 17 anni, e 9 maggiorenni (18 e 19 anni).

La Procura per i minori di Firenze ha indagato tutti per detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico, istigazione all’apologia di reato avente per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali. “e non fosse stato per quella denuncia della madre a gennaio – spiegano i carabinieri – l’indagine non sarebbe partita né a Siena né altrove. Perché un gruppo WhatsApp non conosce confini e quell’espressione degradante di malcostume ha interessato molte regioni d’Italia. Moltissimi ragazzini hanno potuto osservare le immagini di pedopornografia, di enorme violenza, di apologia del nazismo e dell’islamismo radicale che vi erano contenute”.

Autorizzati dai pubblici ministeri i carabinieri si sono introdotti all’interno del gruppo social. Dopo oltre cinque mesi di indagini si è poi risaliti agli amministratori del gruppo, quelli che lo hanno creato e alimentato, minorenni e maggiorenni, tutti residenti nella zona di Rivoli (Torino).

I ragazzi non si conoscevano tra di loro ma condividevano il segreto di aver visto (e non denunciato) quelle scene di incredibile violenza: una neonata di nemmeno un anno seviziata da un adulto, una bambina dall’apparente età di 11 anni che fa sesso con due ragazzini, forse di poco più grandi di lei.

 

 

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