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Guido Martinelli

Esiste, direi da sempre, una letteratura, più o meno comica, sulla figura della suocera. Trattasi di racconti di vita vissuta o inventata, barzellette, stralci di romanzi in genere partoriti da menti maschili, che dipingono la madre della consorte in maniera ironica o persino negativa. Confesso di aver sparso anch’io i miei strali, in vario modo, verso un tale bersaglio quando il caso lo richiedeva, ma siccome la vita è quella cosa che accade mentre stiamo facendo altro ecco che le mie prospettive al riguardo sono radicalmente mutate. Stavolta, a mia suocera vanno invece indirizzanti sentiti ringraziamenti e alti peana perché, se non fosse stato per lei che ha informato e convinto a seguirla tutta la famiglia, tutti noi ci saremmo persi un bellissimo spettacolo. Parlo di ”In canti notturni”, messo in scena al Museo di Storia Naturale della Certosa di Calci venerdì 20 Settembre. In questo stupendo ambiente sono risuonati gli immortali canti leopardiani grazie alla stupenda voce di Paola Pitagora, accompagnata abilmente al pianoforte da Anna Lisa Bellini, in uno dei diversi appuntamenti di alto livello culturale condensati in quattro giorni, tra il 14 e il 22 settembre, grazie alla puntuale organizzazione dell’associazione “Fanny Mendelssohn” in varie e suggestive location nella manifestazione denominata “Muse contemporane e Note d’Arte” che quest’anno era al suo debutto.

Hanno dato il loro patrocinio a questa nuovo appuntamento Terre di Pisa, Camera di Commercio di Pisa, i Comuni di Pisa, Calci e San Giuliano Terme, che sono stati rappresentati alla serata leopardiana da alcuni assessori: alle Attività Produttive, Commercio, Turismo e Litorale di Pisa Paolo Pesciatini; alla Cultura di Calci Anna Lupetti; alla Cultura di San Giuliano Terme Lucia Scatena. Da segnalare il determinante contributo della Fondazione Pisa e della Confcommercio Provincia di Pisa.

Occorre spendere diverse parole su questa valida associazione, nata per ricordare la sorella del grande musicista tedesco che fu un’ottima compositrice ma la cui fama venne oscurata dal successo del fratello, che da tempo propone eventi di alto interesse artistico nel territorio pisano.

Proprio in onore di Fanny, sin dalla sua fondazione nel 2013 l’associazione a lei dedicata mira a diffondere l’interesse per la cultura musicale classica in ogni sua forma prestando particolare attenzione al mondo femminile.
La sede associativa è presso San Giuliano Terme ed è presieduta da Mirko Savi mentre la direzione artistica è della infaticabile pianista Sandra Landini, assistita da valenti collaboratori.

Da sei anni organizzano in primavera un festival internazionale di musica classica nelle ville del lungomonte pisano, in collaborazione con la sezione toscana dell’ADSI (Associazione Delle Dimore Storiche Italiane) e l’associazione culturale “La Voce del Serchio”. La nuova manifestazione della “Fanny M.”, coerentemente con la propria vocazione, ha voluto dare risalto alla figura artistica femminile in genere presentando anche libri a tema, come il volume “Una donna” di Francesca Maria Cagnoni (Aletti Editore). In un altro momento è stato consegnato un premio alla carriera alla compositrice romana Teresa Procaccini presso la Villa Medicea di Coltano grazie anche all’apporto della Pro Loco del luogo.

Paola Pitagora declama i versi di Leopardi

Venerdì 20 Settembre, per merito anche dell’interessamento del professor Roberto Barbuti, ex-direttore del Museo di Storia Naturale di Calci, si è svolto lo spettacolo sulla figura dell’immortale poeta recanatese di cui si tratta, cui ha fatto seguito una degustazione di vini a cura dell’agenzia Vinis e dei prodotti di Villa Saletta.

Lo spettacolo di Calci è stato un vero festival del Romanticismo dato che i versi immortali del Leopardi sono stati accompagnati dalle altrettanto indimenticabili note delle composizioni di Fryderyk Chopin, tra cui molti notturni che ben si adattavano ai versi leopardiani. Le note cosi ben disegnate nell’aria dalla brillante pianista internazionale Anna Lisa Bellini, ben nota anche per i numerosi concerti anche internazionali e la miriade di premi ricevuti in ogni dove, così intrise di lirismo e a tratti da languore poetico, hanno rievocato quella dimensione del silenzio cara all’autore polacco emigrato in terra francese, che ha sicuramente riportato alla mente dei melomani quelle serate in quei perduti salotti borghesi parigini dell’ottocento in cui Chopin regalò per la prima volta i suoi struggenti fraseggi musicali.
Ribadisco che queste melodie, e mi riferisco oltre ai Notturni, ai preludi ed agli studi, erano senza ombra di dubbio le più adatte ad accompagnare i versi del grande “Giacomino” che la riconosciuta verve interpretativa di una sempre magnifica Paola Pitagora ha esaltato. L’attrice, che tanto successo nazionale riscosse decenni fa nei panni di Lucia Mondella nel mitico sceneggiato televisivo sugli “sposi promessi” del Lisander Manzoni di Sandro Bolchi, ha preso per mano lo spettatore conducendolo attraverso i meandri appassionati della poesia del marchigiano.

Da “Silvia rimembri ancor”, i cui endecasillabi e settenari videro la luce proprio a pochi metri dalla nostra torre nel suo noto soggiorno pisano, passando attraverso altre pietre miliari come la reminiscenza delle sofferenze giovanili delle “Ricordanze”; l’angoscia dello scorrere inesorabile del tempo che quieta ogni dolore de “La sera del dì di festa”; le poesie fiorentine del ciclo d’Aspasia; l’inno alla solitudine del “Passero solitario”; l’incompiuto inno alla malvagità dedicata al dio delle tenebre Arimane; l’inossidabile ed eterna ode all’ irraggiungibile “Infinito” che fu composto proprio 200 anni fa. La meta finale di questo breve percorso è stata la lirica in cui viene sancito l’addio del poeta all’amore, il grande inganno, di “A se stesso”; mentre le ultime parole lanciate all’uditorio dalla Pitagora non potevano essere che quelle con cui, presumibilmente, Leopardi abbandonò questo pianeta, per lui così avaro di soddisfazioni, rivolgendosi al fidato amico Ranieri in terra napoletana:“ Addio Totonno, non veggo più luce”.

Alla fine dello spettacolo, affollato da quella consueta, numerosa cornice di pubblico che da sempre assiepa gli spettacoli della “Fanny M”, che ha tributato alle due magnifiche interpreti lunghi e calorosi applausi, ho cercato di scambiare alcune opinioni con la musicista e l’attrice. Non è stato semplice perché gran parte del pubblico ammirato voleva ringraziarle personalmente. Quando ci sono riuscito ho potuto solo commentare con loro le somiglianze tra le vite di Chopin e Leopardi, morti entrambi a soli 39 anni dopo aver entrambi passato molte tribolazioni in vita, e poco più. Per ciò che riguarda il poeta non è mancata, soprattutto da parte della Pitagora, a sua volta sollecitata da una spettatrice, un riferimento alla stupenda biografia sul versificatore recanatese scritta da Pietro Citati, in cui viene finalmente rivelato a tutti il motivo delle gibbosità che tanto resero infelice il poeta. Che non furono causate dallo “studio matto e disperato”, come sostenne il povero Giacomo a più riprese, ma bensì da una perniciosa tubercolosi ossea che, insieme ad altre patologie di varia natura più o meno correlate, ha posto fine anzitempo alle sue sofferenze. Rispondendo così a tutti gli studenti che per decenni hanno giustificato la scarsa motivazione per lo studio con il desiderio di evitare di imitarne l’identica fine.

Questo spettacolo è giunto alla decima replica ma sarebbe bello e importante che tanti potessero ammirarlo ancora data l’alta qualità degli artisti e dei contenuti musicali e poetici. Perché la poesia è la voce degli angeli e la musica ne è il suo degno accompagnamento. E se l’animo non se ne nutre elevandosi corre il rischio di rimanere attaccato al suolo e rendere le giornate terrene prive di candore, luminosità e consapevolezza.

Guido Martinelli
(ha collaborato Ludovica Brocchi)

Guido Martinelli e Paola Pitagora

 

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