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Doady Giugliano

L’anno 1966 viene ancora ricordato come l’anno dell’alluvione che seminò morte e distruzione da Firenze a Pisa. Un evento che coincise con un altro flagello cui l’uomo ancora non riesce a metter freno: la droga. Già, proprio in quei tempi si iniziò, probabilmente con troppa supponenza e superficialità, a parlare di droga a seguito dei primi casi, registrati, nelle due città più colpite dall’alluvione. Qualche storico fa risalire la “moda del fumo” prima ma peggio ancora del “buco” subito dopo, la “rivoluzione culturale del ’68”. Uccisa la Goliardia, perché ritenuta troppo borghese, ovvero retaggio fascista, si dette il via al SEX&DRUGS consumato in gran quantità durante le storiche occupazioni di istituti ed atenei. Se il sesso libero fu in un certo qual modo, una conquista, non altrettanto si può dire dell’abuso di sostanze stupefacenti. All’hashish ed LSD (quest’ultimo ben più pericoloso) che costituivano l’offerta prevalente, nel volgere di pochi mesi venne ad aggiungersi il rito dello scambio della siringa, tra coloro che per motivi diversi dovevano “farsi” per dimenticare una società non certo idilliaca.

Se buona parte dei “compagni di scuola” di vendittiana memoria, se la sono cavata, magari con qualche turba psichica, occupando oggi anche posti di responsabilità, coloro che hanno continuato in questo percorso, sono ormai entrati in un vicolo cieco. Da allora, e parliamo di Pisa, non solo niente è cambiato ma addirittura si sono centuplicati i luoghi di spaccio, l’uso e l’abuso da parte di ragazzi ancor più giovani.

Spaccio alla luce del giorno da parte soprattutto di tunisini e nigeriani, che danno la caccia all’incosciente “cliente” offrendo offerte assaggio, anche di coca tagliata nel peggiore dei modi. Un fenomeno che neppure il grande impegno profuso negli anni dalle forze dell’ordine, dalle istituzioni, è riuscito a limitare. Tutti i giorni qualche pusher viene ammanettato nell’esercizio delle sue immonde funzioni, ma trattandosi di pesci piccoli, la Magistratura li ributta in
“mare”.

Il pericolo maggiore è quello di lasciarsi andare all’indifferenza, mi riferisco ai cittadini pisani, che si svegliano soltanto quando si trovano ad assistere a qualche episodio sanguinolento con protagoniste le bande di spacciatori che si affrontano per conquistare la piazza. Un’indifferenza che fa rima con impotenza per poliziotti, carabinieri e polizia municipale, quotidianamente sulle barricate per cercare di arginare ben altro tipo di “alluvione” quotidiana.

Non siamo certo qui a discernere sul tema droga libera, anche perché di fatto libera lo è già. Ogni angolo della nostra città ha i suoi mercatini di morte aperti 24h non stop. Abbiamo volutamente citato la MORTE perché da qualche tempo è tornata nuovamente di moda la “pera” (leggi siringa) oltre alla quale si propone al consumatore un campionario di droghe sintetiche altrettanto pericolose delle quali si fa uso e d abuso nei luoghi della cosiddetta movida.

Si salvi chi può, verrebbe da urlare. Ma meglio sarebbe dire ci salvi chi può. Ma coloro che possono, e sappiamo chi sono perfettamente, sono da decenni in tutt’altre faccende affaccendati o non hanno interesse a fermare questo fiume di danaro facile. Inoltre, gestire un popolo di rincoglioniti e strafatti e decisamente più facile che affrontare un popolo di pensatori. Per fortuna però, la maggior parte degli italiani appartiene a quest’ultima categoria.

Nel frattempo la nostra bella città, ormai non più della Torre Pendente ma della “Torre dipendente”, continua a mantenere il vergognoso primato di città dello spaccio facile, come dimostra anche l’ultima grande retata, avvenuta un anno or sono al porto di Marina di Pisa. In quella circostanza, la squadra mobile di Bologna, con il coordinamento del Servizio centrale operativo della Polizia e con la collaborazione delle squadre mobili di Milano, Bari, Foggia, Lucca, Verona e Venezia, ha eseguito 18 ordinanze di custodia cautelare, emesse dal Gip di Bologna, nei confronti dei presunti appartenenti ad un’organizzazione criminale dedita al traffico di droga, che ha importato tre tonnellate di hashish dal Marocco.

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