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La sua vita cambiò per sempre il 13 giugno 2017. Tre malviventi tentarono una rapina alla sua gioielleria di via Battelli, a Pisa. Daniele Ferretti sparò e ne uccise uno (Simone Bernardi). Subì un procedimento giudiziario ma ne uscì a testa alta perché, come riconosciuto dal giudice, agì per “legittima difesa”. Dall’inchiesta emerse, tra l’altro, che il primo a fare fuoco era stato uno dei rapinatori. Il caso finì su tutti i giornali ed ebbe anche una risonanza mediatica nazionale, sull’onda della campagna della Lega per estendere la legittima difesa.

Ferretti non avrebbe mai voluto tanto clamore intorno a sé. Persona estremamente mite di carattere, dovette subire tutta quell’attenzione intorno al suo caso. Dopo quattro mesi dalla tentata rapina scelse di andare in pensione e di chiudere la sua attività, aperta nel 1972. Un’attività che gli aveva dato soddisfazioni ma anche, negli ultimi anni, non poche preoccupazioni: a partire dal 2000, infatti, la questione sicurezza si era fatta molto preoccupante, con alcune rapine subite. Dopodiché si era armato, anche se non avrebbe mai voluto fare fuoco.

“Niente è come prima – disse Ferretti poco dopo la rapina – ho fiducia nella giustizia, ma voglio solo godermi in pace la pensione con mia moglie”. Purtroppo il suo meritato riposo è durato poco. Ferretti è morto mercoledì sera nella sua casa di San Giuliano Terme all’età di 72 anni. La notizia rapidamente ha raggiunto tutta la città di Pisa, suscitando profonda commozione.

Riconosciuta la legittima difesa

Dopo circa 8 mesi da quel triste 13 giugno nel febbraio 2018 il Giudice accolse la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura di Pisa per l’accusa di omicidio volontario a carico di Ferretti. Il gioielliere sparò per legittima difesa al fine di “tutelare se stesso e la moglie”

 

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