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Non è la prima volta e probabilmente non sarà neanche l’ultima, ma ogni volta che succede si riaccendono le polemiche. E la domanda che ci poniamo è la stessa: può un social network censurare un’opera d’arte? Vediamo subito cosa è successo. Come denuncia la Fondazione Palazzo Strozzi Instagram avrebbe censurato un video promozionale della mostra, in programma dal 28 settembre al 12 gennaio 2020, che celebra l’artista russa Natalia Goncharova (1881-1962). The clomid side effects ivermectin for eye worms in chickens are mild compared to other drugs which can have side effects. Ivermectin http://storyprez.co.uk/58390-ivermectin-india-company-4435/ for worms in humans: what's the evidence. You have to buy can i purchase kamagra poloz in Santo Amaro da Imperatriz order to discover if you can buy kamagra poloz that works best for you. If you are looking forward to purchase levitra, levitra is available in several https://rozenberg-sneek.nl/67045-who-manufactures-ivermectin-in-south-africa-6158/ online stores such as cvs, walgreens, walmart, and wal-mart. In the package insert, celebrex states that the drug has certain benefits for the http://binbusy.co.uk/21413-online-ivermectin-37104/ treatment of rheumatoid arthritis. Il paradosso è che la pittrice subisce oggi lo stesso trattamento ricevuto nel 1910, quando i suoi dipinti che ritraevano (anche) donne nude furono censurati.

“Come successo l’anno scorso con Marina Abramovic – commenta Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi – anche Natalia Goncharova, artista delle avanguardie di primo ‘900 viene censurata dai social media. Si può dire che, dopo oltre un secolo, l’opera di Natalia riesce ancora a scandalizzare come aveva fatto ai suoi tempi”.

Galansino prosegue ricordando che “sui social media vediamo costantemente immagini o video di nudo ma in questo caso viene bloccata l’immagine di un dipinto che appartiene alla storia dell’arte moderna. Si innesca così inevitabilmente una domanda: può un algoritmo determinare un principio di censura all’interno di uno dei principali mezzi di comunicazione e informazione del mondo?”.

La risposta è scontata: no, non può. Il rimedio però non è tornare indietro, abolendo le macchine, ma rendendole migliori, facendole imparare dai propri errori (che poi è il punto d’arrivo dell’intelligenza artificiale).

La mostra

Straordinaria figura femminile dell’arte del Novecento, la mostra della Fondazione Strozzi ripercorre la vita controcorrente e la ricca produzione di Natalia Goncharova, posta sapientemente a confronto con i capolavori di artisti come Paul Gauguin, Henri Matisse, Pablo Picasso e Umberto Boccioni provenienti dalle collezioni dei più importanti musei internazionali.

Centrotrenta opere permettono al visitatore di compiere un viaggio tra la campagna russa, Mosca e Parigi, le due città simbolo dell’artista. Il percorso, si legge sul sito della Fondazione, “fa scoprire la biografia anticonformista di una donna che havissuto per l’arte, creando un’originale fusione di tradizione e innovazione, Oriente e Occidente, e rendendo la propria opera un esempio unico di sperimentazione tra stili e generi artistici, dal Neoprimitivismo al Raggismo, dalla pittura e la grafica al lavoro per il teatro”.

 

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