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Per l’uomo è innocuo però può essere molto pericoloso per l’ecosistema, perché è molto vorace e si nutre di insetti, uova di pesci e vegetali acquatici. Stiamo parlando del gambero della Louisiana, noto anche come “gambero killer”: originario delle paludi e dei fiumi degli Stati Uniti centro-meridionali e del Messico nord-orientale, può raggiungere i 12 cm di lunghezza ed è molto prolifico (le femmine producono fino a 600 uova per volta). In Toscana è arrivato nel 1989 grazie a una ditta di Massarosa (Lucca), che lo importò dalla Louisiana per cercare di commercializzarlo (le carni sono prelibate). Uscito dagli allevamenti, il gambero si è rapidamente diffuso in tutta Italia e minaccia i gamberi autoctoni, per due motivi: è portatore sano di alcune malattie, come la “peste del gambero”, ed è in grado adattarsi meglio delle altre specie all’ambiente circostante, anche in situazioni estreme.

Uno degli ultimi avvistamenti è stato fatto a Marina di Bibbona, in provincia di Livorno. Paolo Fratto ha pubblicato su Facebook alcune foto degli esemplari che ha visto per caso mentre faceva una passeggiata in pineta, verso le 7.30 del mattino, in compagnia di sua moglie e del loro cane: “Sono arrivati anche in pineta, a spasso a Tombolo sud, lato Marina di Bibbona, lontano dai fossi e dai laghetti”.

Al Tirreno l’uomo racconta la sua meraviglia: “Li abbiamo incontrati lontani da qualsiasi lago o corso d’acqua. Questa è la cosa strana. Credo che o si tratti di una migrazione oppure le piogge torrenziali degli ultimi giorni li hanno spinti lontano dal lago (che si trova a circa 600 metri di distanza, ndr)”.

Il gambero della Louisiana dall’Ue è classificato tra le 50 specie esotiche invasive che minacciano la nostra biodiversità. Scavando tane abbastanza profonde può causare danni agli argini e argini ai canali di irrigazione. Tra gli altri danni che può causare si segnalano la caccia ad anfibi e altri invertebrati, minacciando la loro stessa sopravvivenza, e riducendo in modo sensibile la vegetazione nelle zone umide.

Foto: Paolo Fratto (Facebook)

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