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Andrea Gelli

Nota: scrivo in dialetto pisano, tanto di siuro ormai sarà doventato più bravo di tutti anco ‘nsur quello, pur essendo della Bassitalia (Trani). Ir bello dell’Arno (ir giornale, no ir fiume) è che evidenzia sempre notizie originali e spesso prima degli artri. Ma tutto mi potevo aspettà piuttosto che un giorno legge’ e escramà “guà, ir mi’ ugino!” dietro la notizia “Luigi Ambrosio nuovo direttore della Scuola Normale” (dè, hai detto ir Cepu). Che poi sia ir mi ‘ugino boh, me l’hanno raccontato i mia… dice sia ir figliolo di un cugino der mi nonno materno… forse ancora più lontano… boh, un lo so, e nemmen chiedo, perché, se devo dì, dei mi’ unici tre cugini di primo grado un so più pratiamente nulla da quarantanni, mentre Luigi l’ho conosciuto vando avevo ottanni.

Sì, ottanni, lui diciotto, venne a Pisa accompagnato da su pa’ (Criscenzino, vello me l’arriordo); ottanni vando ancora un sai che a diciottanni che uno faccia già l’Università è ‘na ‘osa strana… anzi, a ottanni un sai ancora se si scriva “Anormale” o “Normale”. Inzomma, ir mi ‘ugino me l’arriordo artissimo (sfiorava 1.90 cm, mi pare armeno in quello l’ho superato poi grescendo), magro che bagnato sarà pesato sessanta ‘hili, una voce soave, grave, rassicurante, sorridente, eduata. Veniva tutti i sabati a mangià la pizza di mi mà a casa; per me ir sabato sera era Luigi che veniva a mangià la pizza a casa nostra, ed ero ‘ontento matto, guasi una festa.

Ma poi a lui ni devo di avè imparato a gioà seriamente a scacchi: che me l’aveva inzegnato mi pà, pe’ esse’ precisi, ma più delle regole e dell’istintualità un m’aveva inzegnato. Invece Luigi mi ha preso da parte, mi ha insegnato la tattia, mi ha detto che libri legge… onni partita mi ‘orreggeva e mi spiegava l’errore… però, e questo a ottanni uno un se lo scorda più, la primissima partita la vinzi io, oddio adesso magari voglio penzà che la prima me l’abbia fatta vince’, o forze era troppo impegnato ad inzegnammi che si è distratto e ha preso lo Scacco Matto… però io adesso posso raccontà a’ nepoti che a scacchi una vorta ho battuto ir Direttore della Scuola Normale”, mia ir vecchino der barre.

Poi m’arriordo che una vorta (sempre di sabato), venne a casa dicendo ‘he voleva smette’ la Normale (dè, si vede voleva entrà alla Piaggio!?!) che un era in grado ecc.; io m’arriordo che mi misi a piange’, ma m’arriordo che mi pà lo prese da parte, fecero du’ discorzi, Lui uscì da quella stanza dicendo “mi hai convinto”, e si andò a mangià la pizza di mi mà. Poi, in ordine sparzo, si è laureato (in tre annetti, badalì) e da lì ha iniziato una ‘arriera che è sotto l’occhi di tutti, prese moglie, fece tre figliole (di cui du’ gemelle, Elena e Giulia) ma poi ci siamo perzi di vista, io da una parte, lui dall’artra, e un ho più saputo nulla; in più sono emigrato, di lui leggevo solo sui giornali e per qualche discorzo tra parenti.

‘Omunque, a parte li aneddoti, vello che più mi ‘orpiva di lui era che un è che sapeva solo di matematea, sapeva di tutto… di italiano… di politia… di attualità… di scienza… ‘nzomma, potevi parlà der tutto e der più, non come quei “Geni Pazzi” che se vai fori di varche millimetro da quello che sanno vanno in grisi: bene per quello ir titolo “Direttore della Scuola” mi sona più adatto rispetto ar “Professore Ordinario di Matematea”, inzomma per come me l’arriordo da piccino, per me adesso è ir posto più adatto a lui.

Probabirmente un ci si vedrà più, però spero che in quarche modo legga veste tre righe der su ‘ugino Andrea che in cuor suo spera che, nonostante la ‘arriera, sia rimasto sempre ver ragazzo umile che era contento matto ir sabato sera di mangià la pizza di mi mà e che ha lasciato un riordo indelebile in chi ha scritto ‘odesti dicorzi… Grande Luigi!

Andrea Gelli

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